Quando la musica incontra la filosofia: concerto in Statale

L’unico e vero successo di un artista risiede nella capacità di non lasciare indifferenti di fronte alla propria opera. Pensiamo alle grandi svolte della tradizione artistica, al succedersi degli stili e all’imporsi delle diverse visioni del mondo raffigurate nei migliori prodotti della creatività estetica: tutti richiamano alla comprensione autentica, al giudizio rigoroso, alla presa di posizione cosciente e determinata. La vera arte è sempre progetto e impegno nei confronti della realtà, e mai può essere ridotta a puro svago e diversivo nei confronti della vita: questo vale per i grandi pittori, i grandi poeti, i grandi musicisti della storia della nostra cultura, che costringono sempre a una scelta precisa.
A questo nobile destino non si sottrae, fra gli altri, l’opera musicale e filosofica di Richard Wagner, la cui concezione artistica diviene autentico proposito «politico»: portare la vita nell’arte e, in essa, modificarla, dal momento che «l’arte ha il compito di rivelare all’istinto sociale il suo più nobile significato, il suo giusto indirizzo». Forse mai come in Wagner il rapporto fra pensiero e musica trova un momento di più felice connubio: in lui tutto si genera e vive in questo senso, il prodotto estetico nasce da un pensiero forte sul mondo e sull’uomo. Se la musica ha il compito di riflettere su se stessa, allo stesso modo la filosofia è chiamata a riflettere sulla musica, come prodotto di una creatività estremamente geniale e immediata.
Proprio al rapporto fra musica e filosofia sono stati dedicati quest’anno una serie di incontri organizzati dal dipartimento di filosofia e dall'Associazione artestetica dell’università degli studi di Milano, con la collaborazione dell’Orchestra e dell'Isu del medesimo ateneo, che avranno il proprio culmine nel concerto organizzato per oggi, alle 21, nell’aula magna di via Festa del Perdono.
Il maestro Emanuel Rimoldi Margaritescu, che eseguirà musiche per pianoforte di Beethoven, Schubert, Chopin e Skrjabin, e che ha contribuito al tema con una serie di lezioni concerto, individua proprio nelle forme della grande musica «la capacità dell’arte di esprimere ancora oggi una nostra idea sul nostro modo di abitare e di costruire il mondo, rifiutando ogni tentativo di giustificare, anche attraverso l’arte, la decadenza estetica e morale in cui sembra spesso versare la nostra società».