Quando Napolitano scrisse a Lula: l'Italia ha sempre garantito i diritti dei singoli

Nel 2009 il Capo dello Stato scrisse al presidente brasiliano dopo la decisione del ministro della Giustizia Tarso Genro "di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti"

"Caro Presidente Lula, in nome della nostra personale amicizia, oltre che dell'amicizia tra i nostri due Paesi, Le scrivo per manifestarle stupore e profondo rammarico dinanzi alla decisione del Ministro della Giustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esordì nella lettera inviata al presidente del Brasile Lula nel 2009 per fare il punto sulla posizione dell'Italia sulla vicenda Battisti. "Battisti- prosegue il Capo dello Stato nella missiva resa nota dal Quirinale - fu condannato all'ergastolo in Italia perché giudicato colpevole, tra gli altri delitti, di ben quattro omicidi commessi, nel 1978 e 1979 per finalità di terrorismo. Evaso dall'Italia nel 1981, trovò rifugio in Francia e poi fuggì in Brasile per sottrarsi alla esecuzione del provvedimento delle autorità francesi che ne avevano concesso la estradizione. La ricostruzione degli anni del terrorismo in Italia come emerge nel testo della decisione del Ministro della Giustizia, appare inaccettabile. Nel provvedimento con cui il Ministro ha attribuito a Battisti lo status di rifugiato non vengono in alcun modo presi in considerazione il sangue versato e il dolore delle famiglie delle vittime (due appartenenti alle Forze di Polizia, un macellaio e un gioielliere). Eppure la Costituzione della Repubblica Federativa del Brasile considera delitti particolarmente gravi quelli di terrorismo e l'azione di gruppi armati, civili o militari, contro l'ordine costituzionale e lo Stato democratico. Per di più, il Ministro ha messo in dubbio il rispetto da parte della nostra legislazione penale dei principi fondamentali della civiltà giuridica. Riaffermo con forza che, anche negli anni più cruenti del terrorismo, la legislazione italiana ha sempre pienamente rispettato le garanzie dei diritti dei singoli individui. Non a caso anche la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, cui Battisti si era rivolto, ha affermato - con decisione del 12 dicembre 2006- che i giudizi cui Battisti era stato sottoposto in Italia si erano svolti nella rigorosa osservanza dei principi del giusto processo. Né in quei giudizi si era data applicazione ad alcuna legge emergenziale della quale il Ministro - pur erroneamente e senza poterlo dimostrare - assume il carattere persecutorio. I giudizi a carico di Battisti seguirono le regole comuni; così come seguiranno le regole comuni del nostro ordinamento le fasi di esecuzione della pena. La Costituzione italiana afferma infatti il principio del carattere non punitivo ma riabilitativo della pena e, a tal fine, il sistema giudiziario e penitenziario italiano prevede istituti flessibili e modalità appropriate per accompagnare gradualmente il condannato -anche se per fatti di terrorismo- nel processo di riabilitazione, pur nel caso in cui gli sia stata inflitta la pena dell'ergastolo. Sono questi i principi a cui si ispira la richiesta di estradizione da parte dell'Italia. La concessione dello status di rifugiato politico a Battisti contrasta con le Convenzioni internazionali che definiscono le condizioni per il riconoscimento di tale status e implica un giudizio di valore inaccettabilmente negativo sull'ordinamento costituzionale e giuridico italiano, ignorando i diritti che esso assicura ai condannati in Italia. E' sorprendente che una decisione del genere provenga da un Paese come il Brasile che ha ben conosciuto in anni recenti il carattere proprio di una dittatura soffrendo la negazione di ogni libertà. Gli oppositori di quella dittatura trovarono d'altronde rifugio e amichevole protezione anche in Italia. Non si possono equiparare i terroristi che si sono macchiati di crimini gravissimi contro singoli cittadini e contro lo Stato democratico, a coloro che in ben diverse situazioni hanno legittimamente lottato contro la dittatura. Non è accettabile che crimini come quelli commessi da Cesare Battisti -prosegue Napolitano - siano dimenticati o peggio ancora assolti in considerazione di una loro indefinita e inesistente "natura politica". La grave decisione con cui il Ministro della Giustizia ha accolto il ricorso del Battisti ha determinato una profonda emozione e un'ondata di sdegno in tutte le forze politiche italiane. Caro Presidente, questa mia lettera è dettata dalla memoria sempre vivissima dei rischi per la democrazia repubblicana e delle sofferenze per centinaia e centinaia di famiglie che gli anni del terrorismo - specie di quello ispirato da una sedicente sinistra rivoluzionaria - rappresentarono per l'Italia (Le accludo una pubblicazione da me personalmente curata per ricordare le vittime del terrorismo "di destra" e "di sinistra"). Confido nella Sua comprensione per le considerazioni che ho voluto personalmente esporLe".