Quando la panchina è un trampolino

Goycoechea e Buffon eroi per caso in Nazionale Bordon divenne titolare in un derby milanese

Deve sperare in un raffreddore, in un dito lussato, in un accidente qualsiasi che elimini almeno per un turno il collega che sta davanti. È la dura vita del numero 12, precario del pallone condannato talvolta a un’attesa senza fine mentre la giostra gira e lui aspetta che si fermi e lo faccia salire. Ma c’è chi ha sfruttato l’occasione, riuscendo addirittura a invertire i ruoli e a diventare da riserva un titolare inamovibile.
Fu così che Ivano Bordon, nella prima metà degli anni ’70, riuscì finalmente a strappare la maglia numero uno a Lido Vieri. Successe in un derby meneghino, quando sostituì il compagno infortunato, ma l’apice arrivò a livello internazionale. Il 1° dicembre 1971 l’Inter dovette rigiocare la sfida di andata degli ottavi di Coppa dei Campioni con il Borussia Moenchengladbach (il 7-1 ottenuto dai tedeschi fu invalidato da una lattina che colpì Boninsegna). Lido Vieri non si rese disponibile alla vigilia e toccò al giovane Ivano, che sfoderò una serie di parate incredibili. Bordon giocherà in quella stagione altre cinque partite europee (compresa la finale persa con l’Ajax a Rotterdam), ma dovrà lottare ancora qualche anno per «spodestare» definitivamente il collega.
E che dire del portiere argentino Sergio Goycoechea? Con le sue parate trascinò la Seleccion in finale ai mondiali italiani del ’90. Il titolare dei biancocelesti era Pumpido, che il 13 giugno durante la partita con l’Urss si infortunò alla gamba in uno scontro con il compagno di squadra Serrizuela. Così toccò a Goycoechea, che fece la fortuna della Nazionale allenata da Carlos Bilardo, distinguendosi per i rigori neutralizzati nei quarti di finale contro la Jugoslavia e in semifinale contro l’Italia.
Avvenne invece sotto una fitta nevicata il «battesimo» di fuoco in azzurro per Gigi Buffon. Ancora diciannovenne e con la sola esperienza da titolare nel Parma, il portiere toscano dovette entrare in campo a Mosca nel corso di Russia-Italia (1-1) del 22 ottobre 1997. Il titolare Pagliuca si scontrò con Kanchelskis e l’allora ct azzurro Cesare Maldini schierò il debuttante Buffon. Che non perse la testa, entrò in campo con una maglietta a maniche corte e regalò una parata superlativa su Alenichev (tuffo sulla sinistra e gran colpo di reni). Solo un autogol di Cannavaro lo fece capitolare, ma l’Italia conquistò comunque la qualificazione ai mondiali francesi.
Perugia è invece nel destino di Christian Abbiati. Diventato il portiere dello scudetto milanista del ’99. Nell’ultima di andata, a San Siro si sfidano rossoneri e umbri: al 92’ il portiere del Milan Sebastiano Rossi, dopo un rigore battuto e segnato dal giapponese Nakata, aggredì il perugino Christian Bucchi (andato a recuperare il pallone), gesto di follia che gli costò il cartellino rosso e cinque giornate di squalifica. Zaccheroni, tecnico rossonero, fece entrare Abbiati al quale diede fiducia fino al termine del campionato. Vinto anche grazie alla parata decisiva di Christian nell’ultima partita proprio contro il Perugia.
A Michelangelo Rampulla, riserva di lusso nella Juventus prima di Peruzzi, poi di Van der Sar e Buffon, spetta invece un record assoluto: nel 1992 fu il primo portiere a segnare un gol su azione (ma allora era titolare alla Cremonese): sua la rete del pareggio con l’Atalanta.