Quando il Papero dilania la Tigre

10 alle mani di Cabrera. Vellutate come uno yogurt. Non sarà palestrato come Tiger, o elegante come Ernie. Non sarà tecnico come Stenson, o freddo come Furyk. Ma l'argentino ha qualcosa che tutti gli altri non hanno: due mani straordinarie che gli permettono qualsiasi magia, come per esempio incollare col Super Attack le palline sui green di marmo di Oakmont. L'unico a riuscirci.
10 a Angel Cabrera. Un «Papero»... coraggioso. Con lo storico successo a Oakmont, l'argentino è riuscito non solo a sovvertire qualsiasi pronostico che dava favorito Tiger per la vittoria finale, ma ha anche saputo incredibilmente ribaltare la più classica delle catene alimentari. Non era mai successo infatti che un «Papero» (questo il suo soprannome) facesse un sol boccone di una «Tigre»!
10 ad Angel Cabrera. Più unico che raro. Probabilmente passerà alla storia per due validi motivi: primo, per essere l'unico campione ad aver pronunciato (se l'ha pronunciato) un discorso di ringraziamento incomprensibile ai più visto l'inglese stentato che mastica; secondo, per essere il solo vincitore di un Major ad aver festeggiato il titolo chiuso nella toilette del club house. Eppure, da come giocava, non si sarebbe detto che se la stava facendo sotto...
8 a Ian Poulter. Veggente. Prima dell'inizio dello Us Open, dopo aver perlustrato quel campo infernale, l'inglesino aveva dichiarato alla stampa che avrebbe comprato uno score complessivo di cinque sopra al par: quello - sosteneva - sarebbe stato il punteggio della vittoria. Cabrera, che da buon sudamericano è per natura superstizioso, gli ha dato immediatamente retta. E ha trionfato.
7,5 a Oakmont. Un serial killer. Il campo dello Us Open 2007, soprannominato Oakmonster da quel fine neologista che è Zach Johnson, ha spezzato le reni, anzi i polsi, a tutti i giocatori. Li ha fiaccati moralmente e psicologicamente. Solo una categoria di professionisti è uscita soddisfatta dalla settimana in Pennsylvania: da ieri infatti, per i prossimi tre mesi, in tutti gli Stati Uniti non c'è una mezz'ora libera nell'agenda di un qualsiasi strizzacervelli sportivo.