Quando le parole nascondono la realtà dei fatti

Claudio Pompei

Venerdì sera, ore 20, stazione metro Flaminio: c’è un convoglio della linea A che sta ripartendo. All’improvviso un boato, fumo dappertutto, urla e passeggeri che si accalcano nel tentativo di fuggire, in preda al panico. Cos’è accaduto? «Niente di grave» si affrettano a precisare i responsabili di Met. Ro., la società che gestisce la metropolitana. Si è semplicemente verificato «un disallineamento di un carrello rispetto ai binari». Proprio così, avete letto bene. La gente, si sa, esagera sempre. Qualcuno avrà pensato che il convoglio è uscito dai binari; cioè un deragliamento. E invece no. Come recitano anche i dispacci delle agenzie di stampa, si è trattato di un semplice «disallineamento»...
A leggere i resoconti dei giornali, salvo qualche rara eccezione, viene in mente un celebre ossimoro tanto in voga nella seconda metà degli Anni Settanta tra i morotei della Prima Repubblica, che i lettori meno giovani certo ricorderanno: le «convergenze parallele». Come altro definire l’artificio verbale dei «comunicatori» di Met. Ro. - pedissequamente ripreso dai «media» - per spiegare le cause dell’ennesimo incidente alla metropolitana? Un tentativo disperato di arrampicarsi sugli specchi, usando un giro di parole al solo scopo di sminuire verbalmente la realtà dei fatti.
Stupisce, poi, la totale assenza di spirito critico dei mezzi d’informazione: passi pure che un escamotage del genere venga usato dall’ufficio stampa di Met. Ro. Ma ve l’immaginate se le cronache dei giornali dovessero riportare con lo stesso «filtro», per esempio, la notizia di un operaio che muore cadendo da un’impalcatura? Suonerebbe più o meno così: «Incidente in un cantiere, dove il corpo di un operaio ha subìto una brusca variazione di andamento altimetrico...».
Anche se appare di cattivo gusto scherzare con esempi che purtroppo si verificano con una certa frequenza, bisogna dire che non si può «menare il can per l’aia» quando accadono incidenti come quello di venerdì sera. Piuttosto che inventare goffi tentativi di infondere tranquillità nell’utenza, si provveda a operare preventivamente in modo che incidenti del genere non si verifichino più. Proviamo a immaginare cosa sarebbe potuto accadere se il deragliamento si fosse verificato un minuto dopo, in piena galleria.
E allora i responsabili di Met. Ro. prendano il coraggio a due mani e decidano magari - ove fosse necessario - di fermare il servizio finché non saranno effettuate le verifiche indispensabili a garantire la sicurezza dei passeggeri. Un’ultima perplessità: perché sulla linea A solo negli ultimi tre mesi si sono registrati otto incidenti e invece sulla linea B, molto più vecchia, nessuno?