Quando Di Pietro disse a Bassolino: "Ora devi farmi assessore Mautone"

Già a conoscenza dell’inchiesta sul provveditore, il leader dell'Italia dei Valori cercò
di farlo entrare nella giunta regionale. Ma il governatore si della Campania si oppose. <a href="/a.pic1?ID=317959" target="_blank"><strong>I Valori del partito di Tonino: lui comanda da solo, i suoi si dimettono per finta</strong></a><strong> </strong>di <em>Filippo Facci</em>

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Dieci mesi fa Antonio Di Pietro avrebbe pressato il governatore Bassolino chiedendo un assessorato per l’Idv. E per quel posto avrebbe fatto una rosa di nomi, tra i quali anche quello di Mario Mautone. L’ultima sorpresa sull’«affaire Di Pietro» l’ha rivelata ieri il quotidiano il Mattino, senza ricevere smentite dalla Regione. Un colpo di scena che mette in una luce nuova i rapporti tra il leader Idv e l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, ai domiciliari da metà dicembre.
Di Pietro ha sempre smentito che Mautone fosse un «suo uomo», minacciando querele quando ancora non erano emerse le intercettazioni tra suo figlio Cristiano e il funzionario. Proprio l’ex ministro delle Infrastrutture trasferisce Mautone a Roma ad agosto dell’anno scorso. Secondo la Dia, che il trasloco del funzionario coincida con la lunga – e improvvisa - interruzione delle conversazioni tra Cristiano e Mautone, fa pensare a una fuga di notizie. Qualcuno ha informato Di Pietro senior che il provveditore era indagato (e il figlio intercettato). Il leader Idv ripete di aver trasferito quel funzionario appena avute «le prime avvisaglie» dell’inchiesta, di cui nessuno all’epoca era a conoscenza. Accortosi dello scivolone, ha precisato di averlo appreso dalle agenzie di stampa, che però non ne hanno mai fatto cenno. E tra una versione e l’altra, ha sostenuto di aver «punito» Mautone, con cui non aveva alcun rapporto, trasferendolo a Roma per impedirgli di nuocere.
Quel che rivela il Mattino, con la conferma sotto anonimato al Giornale da parte di un assessore, rimescola tutte le carte. È l’inizio del 2008, in ballo c’è un rimpasto di giunta. L’inchiesta sull’Udeur ha portato alle dimissioni dei due assessori del Campanile. Ma le elezioni politiche sono vicine, così abbandonano la squadra anche altri assessori in odore di candidatura: il socialista Marco Di Lello e due esponenti del Pd, Teresa Armato e Rosa D’Amelio. Resta in forse l’addio di Enzo De Luca, che ha la delega ai Lavori pubblici. Da subito comincerebbe il pressing di Idv. Antonio Di Pietro in persona avrebbe chiesto a Bassolino di concedere un posto nel suo team al suo partito. L’avrebbe rivelato lo stesso governatore ai suoi uomini in una riunione di giunta. Spiegando che nella rosa di nomi Idv, per la poltrona di De Luca c’era anche Mautone. Il dirigente con cui Tonino non aveva alcun rapporto, quello trasferito per punizione appena sei mesi prima, a febbraio sarebbe stato in rampa di lancio per tornare a Napoli. Con un incarico da amministratore e sotto le insegne dell’Idv. Sorprendente.
Ma Bassolino avrebbe chiuso la porta. Forte di un’intesa del 2005 siglata con i partiti di maggioranza, per la quale solo chi aveva eletto almeno due consiglieri poteva chiedere una rappresentanza in giunta, avrebbe risposto picche all’ex pm e al suo partito, che aveva eletto solo un consigliere e ne contava tre in consiglio grazie ai «transfughi» (Cosimo Silvestro del Pri, Francesco Manzi del nuovo Psi, Giuseppe Maisto dell’Udeur). A febbraio arriva il rimpasto, ma De Luca resta al suo posto. L’Idv va all’attacco del governatore che è nell’occhio del ciclone per l’emergenza rifiuti. Bassolino replica al vetriolo: «Capisco la insistente aspirazione di Idv, da tre anni fino a oggi, di entrare in giunta. Ma non si può fare. L’Idv ha eletto un solo consigliere e la situazione non può ritenersi cambiata per l’ingresso nel suo gruppo di consiglieri provenienti da altri partiti». L’assessore che ricorda quegli eventi parla di «telefonate quotidiane» dello stesso Di Pietro e dell’allora senatore Nello Formisano (ora alla Camera). E sottolinea come, da allora, l’Idv abbia perennemente imbracciato il fucile contro Bassolino, invitandolo ripetutamente a dare le dimissioni. La rivelazione è sconcertante, e polverizzerebbe quanto sostenuto finora in maniera più o meno acrobatica da Di Pietro per prendere le distanze da Mautone. Sarebbe difficile ribadirlo se davvero l’ex pm lo spingeva per un posto da assessore. Ma il parlamentare dell’Idv Formisano nega: «L’unico nome che ho segnalato al presidente Bassolino, e per esso al suo capo di gabinetto Nappi, è quello di Pino Arlacchi, nel 2005, all’atto della costituenda giunta derivante dal risultato elettorale. Escludo che Di Pietro possa aver parlato di questi argomenti con il presidente Bassolino». Sempre in Regione ieri più d’uno ricordava la singolare coincidenza del 2001, allorché Mautone, nel rifiutare un assessorato per un problema di carenza di deleghe, improvvisamente si inalberò perché venne collocato in quota «Democratici» anziché fra i «tecnici». Tutto accadeva pochi mesi dopo che Di Pietro decise di andare da solo abbandonando l’Asinello di Prodi, Parisi e Formisano.