Quando la pipa la fa il designer

In esposizione anche altri pezzi inediti dell’artista milanese: pareti con minibar, televisori appesi al soffitto

Luciana Baldrighi

Il fumo farà sicuramente male ma a volte può essere una salvezza e una forma d’arte. Alcuni anni fa Joe Colombo mise da parte la sigaretta ma non potendo abbandonare del tutto il vizio del fumo optò per la pipa. La sua anima d’artista cominciò però a cercare la forma che meglio gli consentisse di assaporare il tabacco senza dover ricorrere a tutti quei sostegni che sono croce e delizia dei fumatori del settore: portapipe, sacca del tabacco, scovolini, nettapipe... Essendo un perfezionista decise di rivolgersi ad Achille Savinelli, ovvero l’artigiano principe nel campo: dalla loro conoscenza scaturì un’amicizia e da questa amicizia un design che trasformava la circolarità del fornello in una dimensione quadrata.
Parte della collezione di questi inimitabili esemplari sarà ora esposta alla Triennale di Via Alemagna 6 insieme a tutta la produzione di Joe Colombo fino al 18 dicembre in una mostra a cura di Mateo Cries e Ignazia Favata in collaborazione con Arturo Dell’Acqua Bellavitis, accompagnata da un ricco catalogo edito da Skira. Nel volume sono contenuti i saggi oltre dei curatori anche di Vittorio Fagone, Gianni Ottolini, Bill Menking e Marco Romanelli, il tutto in coproduzione con Vitra Design Museum.
L’esposizione «Joe Colombo: Inventing the future» documenta l’intera opera dell’artista internazionale con documenti, pezzi inediti, modelli sperimentali, disegni e planimetrie. Televisori inseriti nel soffitto, pareti con minibar incorporati che ruotano, «città nucleari sotterranee», sembrano essere uscite da uno dei film di James Bond trasudando lo spirito dei frenetici anni Sessanta. La loro funzionalità e le loro forme appariscenti sono impressionanti.
Dopo avere studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, nei primi anni Cinquanta Colombo entra a far parte del Movimento di Pittura Nucleare con Enrico Baj e in seguito rivolge la sua attenzione all’architettura e al design lavorando come progettista. Crea «Universale» una delle prime sedie modellate in un unico pezzo di plastica e arredi dalle forme innovative costruite con legno laminato, pelle e vimini. La flessibilità e la modularità sono ben visibili nelle poltrone «Tube Chaire» e «Multi Chaire» che attraverso combinazioni molto semplici si prestano a usi infiniti.
L’artista crea stand anche per la Bayer, Hoechst e Rosenthal. Il suo design comprende anche auto, orologi, attacchi di sci, bicchieri, condizionatori e servizi da bordo per l’Alitalia. Ha lavorato inoltre per la Kartell, Comforti, Bonacina, B-Line, Alessi, Bernini, Zanotta, Oluce. Colombo che morì nel 1971 a soli 41 anni riuscì a rivoluzionare l’«abitare»: il tutto è frutto solo di un decennio di lavoro.
La mostra attraverso quattro sezioni da alcuni capolavori come la poltrona «Elda» o la sedia «Universale», lampade e arredi fino al sistema programmabile del «Combi Center» e arredi come «Visiona 1» e la «Total Furnishing Unit», nonché il suo appartamento privato.
I disegni, le planimetrie e gli altri oggetti inediti, nonché numerosi modelli architettonici si possono rivedere anche in video insieme a interviste a Colombo e ai suoi contemporanei.
La mostra è chiusa il lunedì.