Quando la politica è decadente

Egidio Sterpa

Questa sera avremo i risultati del referendum, non c’è da aspettarsi chissà quali cambiamenti. Prodi e il suo centrosinistra rimarranno al potere tra mille problemi e incertezze, il centrodestra cercherà di mantenere in qualche modo le sue certezze (e qui va detto con schiettezza che non giova il fatto che ognuno dei componenti della Casa delle Libertà si preoccupi di accaparrarsi uno specifico spazio politico piuttosto che concordare e seguire una strategia comune) e il Paese si allontanerà sempre più dalla politica e, purtroppo, dalle istituzioni.
Diagnosi esagerata? Al contrario, potrebbe essere addirittura moderata. Uno sguardo, sia pure superficiale, ai casi italiani induce malauguratamente al pessimismo. Un amico appena tornato dall’estero - da un Paese non molto lontano, la Spagna - mi ha confidato il cruccio, vero tormento in taluni momenti, di sentirsi dire: «Ma che succede in Italia? Come uscirete da tanto marasma?».
È ben strano, sì, che simili osservazioni vengano dalla Spagna, dove problemi e apprensioni non mancano (le tante «zapaterie» politiche e morali, i fremiti separatisti), ma sta di fatto che oggi l’Italia viene considerata la malata d’Europa. Si dice - lo ha riferito Giuliano Amato in un’intervista a Repubblica - che Zapatero, anche lui evidentemente impressionato dalla dissennata moltiplicazione di ministri e sottosegretari nel governo Prodi, avrebbe chiesto al nostro presidente del Consiglio: «Ma davvero tu hai una coalizione di nove partiti?».
Ovviamente, a fare spettacolo in campo internazionale, oltre che le tante incertezze politiche italiane, sono, e non da oggi, i vari scandali, che ormai si succedono senza fine da tre lustri, ultimi quello del calcio e quello che vede coinvolti i Savoia e piccoli personaggi politico-televisivi. Sicuramente, come ci furono in Tangentopoli, ci sono montature, a volte anche per desiderio di comparire di magistrati, ma non c’è dubbio che a supportare gli scandali ci siano fatti concreti, come in questo caso dimostrano brani di squallide e vergognose intercettazioni (vergognose anche perché permesse senza limiti e divulgate ad opera di chi dovrebbe almeno assicurarne la segretezza).
Eccola qui, dunque, l’Italia che stupisce gli stranieri e che, ahimè, indigna sì gli italiani ma non da indurli a riflettere razionalmente. Perché, diciamolo, se prevalesse almeno in buonsenso (ch’è la capacità naturale di giudicare rettamente e di propendere per soluzioni razionali) non avremmo, di fronte a casi di malcostume e corruzione divisioni ispirate dalle diversità ideologiche e politiche. È la faziosità, purtroppo, che prevale e non la ragione, e questo non solo negli ambienti più politicizzati. Per le intercettazioni, per esempio, persino Pannella, ora schierato a sinistra, non ha esitato a dichiararsi favorevole alle intercettazioni, accantonando inopinatamente tutte le sue precedenti edificanti posizioni garantiste. Ci sono o no abusi in questa materia? Per fortuna il presidente del Senato, Marini, ammette che occorre provvedere a porvi un alt e non un rimedio qualsiasi. Presto vedremo quali saranno le posizioni delle diverse parti politiche, perché non c’è dubbio che siamo in presenza di una abiezione tutta italiana.
Ma - ecco la domanda-chiave - come uscire da tanto disordine e decadenza che sono nella politica, nella morale, nella cultura e persino nel mondo giudiziario? Mi ha colpito il giudizio di un riformista che stimo, Emanuele Macaluso, il quale in un’intervista alla Stampa ha dichiarato: «Se non c’è più la politica (politica seria, evidentemente, ndr), la battaglia aperta (corretta e leale, certo, ndr), se le divisioni avvengono solo sul Potere, allora il Potere ti si mangia».
Appunto, come ai tempi di Tangentopoli, quando la politica non ha saputo rispondere ai fatti e tutto è potuto accadere, generando disfacimento nella politica e insidiamento nelle istituzioni. L’opinione di Macaluso fa il paio con quel che ha dichiarato Giuliano Amato a proposito dei partiti: «Sono deboli - ha detto - perché è debole la politica». Debolissima, altroché, e minata dalla faziosità. È proprio vero: «Abbiamo bisogno di una cultura politica che elabori e rifletta sui temi del nostro tempo». Come non essere d’accordo? Ma quanti siamo a dirle queste cose? Voci nel deserto.