Quando il Pool degli intoccabili esternava in tv

da Milano

Esternazioni dai toni barricaderi. Proclami in tv. Metodi spicci nelle indagini. Negli anni di Mani pulite accadeva di tutto, ma il drappo sfolgorante della Rivoluzione tutto copriva. Gli eccessi, le carcerazioni preventive che duravano mesi e mesi, i suicidi a grappolo, cominciando da Raul Gardini e Gabriele Cagliari: erano depressi, si diceva a Palazzo, e la spada della giustizia iniziava a vibrare nuove stoccate. Le parole della Forleo e i suoi discussi provvedimenti, anche se è azzardato tentare paragoni, al confronto fanno sorridere. La Forleo va ad Annozero, ospite di Michele Santoro, e attacca i politici? Il Pool, il 14 luglio ’94, si installò in tv per silurare, nientemeno, il decreto Biondi, appena varato per frenare la carcerazione preventiva. Nulla da dire, anzi: la norma, nuova di zecca, fu ritirata dai politici con la coda fra le gambe.
La Forleo scrive un’ordinanza, quella in cui chiede al Parlamento l’utilizzo delle intercettazioni Unipol contro D’Alema, giudicata «abnorme». La Procura generale della Cassazione apre immediatamente un procedimento disciplinare, il Csm si prepara a trasferirla. Allora, quindici anni fa e anche meno, accadeva ben altro. Antonio Di Pietro, Pm, mandava un biglietto ad Italo Ghitti, gip, sbalorditivo per la disinvoltura con cui si maneggiava la libertà di un imputato: «Caro Italo, riservatamente a titolo personale ti anticipo che Maddaloni dovrebbe andare dentro al più presto». La risposta, naturalmente, era all’altezza: «Trova un altro capo d’imputazione perché il 2621 - falso in bilancio - è già stato contestato». Ghitti per questo scambio non proprio ortodosso di lettere fu processato dal Csm e puntualmente assolto.
Ricordate Carlo Crivelli nell’aula del processo Berlusconi? L’udienza è appena finita, i microfoni, malandrini, sono ancora accesi, lui si rivolge al Pm Gherardo Colombo e gli dice, riferendosi agli imputati: «È la vecchia tecnica del bastone e della carota». Normale. Come le infinite interviste concesse da Francesco Saverio Borrelli, come il suo triplice appello al resistere, come i preavvisi di garanzia a mezzo stampa, i ritratti al vetriolo dei politici, i duelli con gli ispettori, scavalcati sul loro stesso terreno. Non a caso, nel periodo aureo, quelli del Pool erano stati ribattezzati «Gli intoccabili». Certo, allora il mondo era diverso: gli imputati giravano con le magliette inneggianti a Mani pulite e il Parlamento balbettava davanti al tintinnare delle manette. E se un ministro della Giustizia entrava in rotta di collisione con gli «Intoccabili», la spada si abbatteva pure su di lui. Capitò ad Alfredo Biondi, dipinto come un alcolizzato o giù di lì. Nessuno fiatò. Oggi invece Mastella manda a quel paese la Forleo e mette sotto inchiesta il magistrato che indaga su di lui.