Quando il pop è musica per palati fini

L’icona del pop inglese più sofisticato. È così che si può considerare Joe Jackson, musicista e compositore che sarà in concerto questa sera all’Auditorium Parco della Musica. Jackson presenterà il suo nuovo album, Rain, raccolta di dieci pezzi inediti registrati a Berlino con Graham Maby al basso e Dave Houghton alla batteria. In scaletta, oltre a molti brani di Rain, e i grandi classici dell’artista britannico, da It’s different for girls a Is she really going out with him?
Spesso saltano fuori, a sorpresa, cover di altri grandi artisti. Nei giorni che precedono la data romana Jackson si è divertito a rivisitare Scary monsters di David Bowie, Reelin’ in the years degli Steely Dan, Dirty love di Frank Zappa, Knowing me, knowing you degli Abba e vari brani di Duke Ellington.
Nato in Inghilterra nel 1954, Jackson si è formato presso la Royal Academy of Music e negli anni Settanta ha collaborato con la National Youth Jazz Orchestra. In piena esplosione punk si è unito a una band chiamata Arms and Legs, con cui ha realizzato nel 1979 l’album Look Sharp. Melodie concise e pregnanti che, insieme ai testi dalla forte carica passionale, riuscirono a conquistare il favore della critica. Jackson, nonostante il grande successo ottenuto con il gruppo, decise di abbandonarlo e di proseguire verso nuove sfide musicali: il rivoluzionario progetto swing Jumpin’ jive (1981), il sofisticato pop urbano di Night and day (1982) e Body and soul (1984), l’impatto diretto delle due tracce live in Big world (1986), l’innovativo ciclo di canzoni ispirato ai sette peccati capitali, Heaven and hell (1997) e l’album che lo stesso Jackson definisce il proprio capolavoro, Night and day II (2000). Oltre che in due album dal vivo (Live 1980-86 nel 1987 e Summer in the city - Live in New York nel 2001), Jackson si è cimentato anche nella composizione di colonne sonore, tra cui Tucker - Un uomo e il suo sogno di Francis Ford Coppola e L’assassinio di Mike di James Bridges.
Ha pubblicato anche due album strumentali, Will power (1987) e il sorprendente Symphony No. 1, vincitore del Grammy Award nel 2001 come miglior album pop strumentale. Jackson nel 1999 ha anche pubblicato un libro, A cure for gravity, in cui racconta i primi anni della sua carriera, parla della sua passione per ogni genere di musica, del perché ami Shostakovich e i Prodigy e odi Brahms e Brian Eno. E spiega anche come la musica lo abbia salvato dal diventare «uno di quei tristi bastardi che vedi ciondolare fuori dai pub all’orario di chiusura, alla ricerca di una scazzottata».