Quando il popolo è un cavallo

Ieri hanno attaccato, in modo sconcio, la Guardia di Finanza e il generale Speciale. Oggi il bersaglio è l’Ocse. Avrebbero sbagliato i conti sulle pensioni e il governo italiano non ha firmato il documento Ocse perché non è d’accordo. Non si ricorda un altro caso in cui sia successo tutto questo. L’Ocse non è un circoletto di gente che si diverte a fare i conti e dare le pagelle ai Paesi, è un organismo internazionale molto importante che si occupa della cooperazione e dello sviluppo economico. È uno stimolo ai Paesi, non è un bastone tra le ruote.
Cosa ha detto l’Ocse? La riforma Dini e la riforma Maroni sono andate nella direzione giusta. Occorre, però, accelerare la loro messa a regime perché altrimenti, continuando di questo passo, le pensioni non saranno pagate in un futuro neanche troppo lontano. In Italia, oggi, il lavoratore paga il 32,7 per cento di contributi per le pensioni. La media Ocse è del 20 per cento. L’Ocse ha detto anche che i pensionati italiani riceveranno in media una pensione ridotta rispetto alle attuali tra il 15 e il 25 per cento.
Il governo non ci sta. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha detto che «il mancato accordo fra Italia e Ocse riguarda esclusivamente il Rapporto e, in particolare, la metodologia ivi applicata. Si tratta di un disaccordo squisitamente tecnico, non politico». Roba da ridere. Siamo al ridicolo come, del resto, in moltissime altre occasioni. Sa il ministro Damiano che l’Ocse è arrivata per ultima a criticare il nostro sistema pensionistico affermando e sostenendo posizioni che, prima dell’Ocse, hanno sostenuto i seguenti soggetti: da anni il Fondo monetario internazionale, da anni la Commissione europea, da ancora più anni la Ragioneria Generale dello Stato (la dirigeva ancora Andrea Monorchio) e, il 31 maggio scorso, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi? Ora, possibile mai che gli unici tecnici che sostengono che tutto questo non è vero e che anzi si possa attenuare la riforma Maroni siano quelli che lavorano con Cesare Damiano e con Guglielmo Epifani? Ma se Damiano ed Epifani hanno tecnici di questo livello perché non li mettono a disposizione immediatamente degli organismi internazionali? Eviterebbero che il mondo industrializzato, in tempi brevi, andasse a rotoli per la mancanza di tecnici adeguati.
Il problema non sono i conti che il ministro Damiano deve fare con l’Ocse. Il vero problema sono i conti che il governo deve fare con quella parte di sinistra che la riforma delle pensioni non la vuole. Naturalmente il buon Epifani non ha potuto che esprimere soddisfazione per il fatto che il governo non abbia condiviso il documento Ocse. Non importa se il sistema pensionistico va a rotoli. Non importa se i lavoratori dovranno pagare sempre di più per le pensioni e dunque guadagnare sempre di meno. Non importa se a livello internazionale facciamo una figura che neanche i peggiori cioccolatai. Non importa se i futuri pensionati prenderanno sempre di meno. Tutto questo è secondario. Si tratta del cavallo che è il popolo italiano, l’economia di questo Paese, la Finanza pubblica e la credibilità internazionale. Quello che conta è la sella e chi ci sta sopra. Il cavallo può essere anche ridotto a pezzi. L’importante è non scendere.
Paolo Del Debbio