Quando il popolo non è bue e dà pure consigli agli autori

La letteratura si mette a giocare? Macché, qua i lettori sono dei veri stakanovisti

Mantova
Quarantottomila paganti, diecimila e forse più i presenti nei tanti appuntamenti gratuiti. Il Festivaletteratura di Mantova ha salutato ieri la nona edizione con un sorriso compiaciuto: il suo popolo, quello che per gli scrittori si mette in marcia, non ha deluso. Se poi qualcuno - come ieri l’Osservatore Romano - sostiene che la letteratura stia facendo notizia «perché si è messa a giocare» (il riferimento è a Zona critica, appuntamento mantovano in cui lo scrittore Marcello Fois ha bacchettato i critici letterari) il comitato organizzatore del festival allarga le braccia: «Questo non è il luogo deputato all’approfondimento critico, ha detto, ma un volano, uno stimolo alla conoscenza letteraria».
Si cura poco il pubblico di queste disquisizioni, e bada al sodo. Ha varie nature il popolo del festival: ci sono gli «stakanovisti» (con netta prevalenza del gentil sesso) che tengono l’orologio sott’occhio e, per ottimizzare la giornata, pianificano per tempo gli eventi da seguire. Ci sono i documentaristi che, dotati di macchine fotografiche, immortalano il volto degli autori: è capitato a Radu Mihaileanu (l’aria zingara del rumeno ha colpito) ma anche a insospettabili come il rotondo Lucarelli. La determinazione dei “documentaristi” è superata solo dai cacciatori di firme: Alessandro Piperno, forse per l’inaspettata ironia scaturita dal suo volto da topo di biblioteca, ha impiegato parecchio a smaltire la fila dei questuanti. Lo stesso per il trittico bestsellerista americano Lansdale-Connelly-Grisham. Michael Connelly, che ha il piglio un po’ cinico dell’ex cronista di nera, sorrideva estasiato guardando la fila: nelle presentazioni in America non giunge tanto calore.
Il gruppo più interessante resta comunque quello degli “inquirenti”, categoria di persone che ha fortemente desiderato essere al festival e, combattendo talvolta con la timidezza, ha voluto dire la sua. Luca, 9 anni, occhialetti colorati, ha chiesto all’irlandese Roddy Doyle di «spiegare da dove nasce l’ispirazione delle storie che hai scritto per i tuoi figli e poi per fortuna hai pubblicato» (testuale). Doyle ha risposto che l’ispirazione nasce dagli oggetti e allora Giulia, anni 6, mostrando con decisione un foulard viola, ha chiesto all’autore di imbastire su due piedi un racconto sull’argomento. Inquirenti in erba scatenati anche da Bianca Pitzorno: «Guai - ha minacciato una giovane fan - se trasformerà i suoi personaggi in cartoon». (Niente paura ha rassicurato lei, non ho alcuna intenzione di farlo).
Gli inquirenti hanno lingua tagliente («Il suo libro è bello solo nelle prime 160 pagine», ha detto una lettrice a Piperno) e arguta («Ditemi se esiste un Voltaire nella cultura islamica», ha chiesto un’altra in un acceso dibattito tra le autrici irachene Buthaina Al Nasiri e Inaam Kachachi). Gli inquirenti sono capaci di preziosi consigli: un lettore un po’ agée ha suggerito a Connelly di evitare nelle trame dei prossimi romanzi l’insidia delle nuove tecnologie e una fan di Giancarlo De Cataldo ha invitato il magistrato-scrittore a ripensare a un Romanzo criminale parte seconda ambientato ai giorni nostri.
Stakanovisti, documentaristi e inquirenti formano un popolo che ama «giocare con la letteratura» se questo significa seguire Bergonzoni nel suo bizzarro corteo letterario per le vie dei Gonzaga o riempire il Teatro Bibiena per ascoltare il vietnamita Nguyên Huy Tiêp dichiarando candidamente di non aver mai letto un rigo del suddetto autore. È un popolo che prende molto sul serio le regole del gioco: nell’ordine lo abbiamo visto zittire un relatore prolisso, correggere una traduttrice in difficoltà, sostenere la memoria vacillante di uno scrittore nel corso di una dotta citazione.
Soprattutto lo abbiamo visto felice. Non per un aperitivo presenzialista in piazza ma per aver conquistato una di quelle sedie blu riservate al pubblico. Appuntamento all’anno prossimo, dal 6 al 10 settembre.