Quando promuoveva un libro di Solzenitsjn

Quando Solgenitsin terminò Agosto 1914, Slava suggerì di non mandarlo subito in Occidente. \ «Non è necessario che tu lo spedisca. Puoi limitarti a comunicare a tutte le redazioni editoriali che il romanzo è terminato, accennando all’argomento trattato. Fa che siano loro a respingerlo ufficialmente, a quel punto potrai sentirti in diritto di inviare il manoscritto all’estero». Solgenitsin seguì il consiglio e scrisse a sette case editrici. Non ci fu una parola di risposta da nessuna di esse.
Slava si fece allora consegnare da Aleksander Isajevic una copia di Agosto 1914, aveva deciso di aprire lui stesso una nuova via. \. «Sono convinto che è tutta colpa di quelli troppo prudenti, i piccoli buoni a nulla delle case editrici. Hanno una maledetta paura per lo scalpore fatto intorno al tuo nome all’estero. Non si rendono conto che non c’è nulla di dissidente in questo romanzo! Andrò al Comitato centrale. Facciamoglielo leggere; sono certo di convincerli. In caso contrario, sarò io il primo a dirti di mandarlo all’estero».
Fece una telefonata a Pjotr Demicev, segretario della Commissione Ideologica presso il Comitato centrale. Demicev si mostrò felice di avere notizie di Slava. Si informò della sua salute e gli chiese di andarlo a trovare. «Con molto piacere, Pjotr Nilovic. Che ne direste di oggi? Avrei qualcosa da mettere nelle vostre mani. Saprete senza dubbio che Solzenitsjn è ospite nella nostra dacia. Ha appena finito di scrivere un romanzo storico, Agosto 1914».
«Oh! Non ne avevo sentito parlare». Voce del tutto diversa, freddamente ufficiale. Ma Slava non aveva colto il tono di Demicev e proseguì con foga: «L’ho letto Pjotr Nilovic. È fantastico! L’ho qui con me ora e sarei lieto di portarvelo. Sono certo che vi piacerà».
La pausa che seguì fece tornare il buon senso a Slava. «Mi sentite, Pjotr Nilovic?» «Vi ascolto». «Vi porterò il manoscritto entro mezz’ora». «No, non fatelo. Non ho tempo per leggerlo in questo momento». «Potrebbe farlo qualcuno dei vostri assistenti allora?» «No, neppure loro hanno tempo». Slava comprese che la conversazione era terminata.
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Ekaterina Aleksejevna lo accolse calorosamente, come una madre che rivede il figlio. «Slavocka! Che piacere vedervi! Come state? Come stanno Galja e le ragazze?».
«Tutti bene, grazie, Ekaterina Aleksejevna. Siamo tutti in buona salute».
«E quello là, sempre con voi alla dacia?». Non chiamava mai Solzenitsjn per nome. Era sempre e solo «quello là». \
«Cosa?», chiese lei terrorizzata. «Un nuovo libro? Di che cosa scrive?».
«Non vi preoccupate, Ekaterina Aleksejevna. È un libro storico sulla guerra del 1914». Temendo che per lo spavento potesse fare confusione con le date, si affrettò a rassicurarla: «Prima della rivoluzione». Poi aggiunse: «L’ho portato con me. È in questo pacchetto. Dovete assolutamente leggerlo. Sono certo che vi piacerà moltissimo». E fece il gesto di posare il manoscritto sulla scrivania.
A quel punto Katja, mettendo da parte qualunque dignità ministeriale, si lasciò sfuggire un grido. «No! Non mettetelo sulla scrivania! Non posatelo! Portatelo fuori di qui immediatamente. E ricordatevi che io non l’ho mai visto».
* moglie di Mstislav Rostropovich.

Il brano è tratto dal libro Galina. Una storia russa (Frassinelli, 1984)