Quando la Quercia disse «sì» alla Cascinazza

La Cdl attacca: «È la prova che il no del sindaco Faglia è solo strumentale»

Gianandrea Zagato

C’è un documento che inchioda Michele Faglia. È un atto che sconfessa non solo politicamente l’operato del sindaco di Monza e della sua giunta. No, non è un provvedimento prefettizio comunque atteso contro il primo cittadino che, secondo Forza Italia, «non rispetta le regole» pur di far approvare il suo Piano di governo del territorio (Pgt). Quello ritrovato negli archivi della Provincia di Milano è il certificato che prova la strumentalizzazione che spinge Faglia a dichiarare guerra sul fronte dell’urbanistica mentre la sua maggioranza perde pezzi.
Certificazione inoppugnabile, così com’è verità che Faglia impone sedute consiliari che, chiosa Osvaldo Mangone di Forza Italia, «sono una presa in giro». Difficile dar torto al numero uno degli azzurri: infatti, il sindaco monzese per incassare il piano generale del territorio sfrutta le seconde convocazioni consiliari perché le prime vanno sempre deserte per mancanza di numero legale ovvero ricorre a un «trucchetto» per coprire la sua debolezza politica. Mezzucci para-istituzionali di un’amministrazione a fine corsa che non impensieriscono la Casa delle Libertà e, poi, c’è pure quel documento che mette Faglia con le spalle al muro.
È una paginetta datata 15 settembre 2003 su cui è apposto il timbro «Provincia di Milano-Segretario generale» e l’orario di consegna dell’emendamento, ore 11.45. Sì, è un emendamento presentato da Attilio Gavazzi (Fi) al Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp): tredici righe dove si chiede «la modifica della cartografia, limitatamente all’ambito compreso nel confine amministrativo del Comune di Monza, per quanto inerente alla definizione degli “ambiti di rilevanza paesistica” (articolo 31) e delle “fasce di rilevanza paesistico fluviale” riconducendo la definizione grafica della parte di territorio interessata allo stesso ambito classificato nel Ptcp 1998, tavola numero 4, comparto Nord-Est».
Spiega tecnico-giuridica quasi impossibile da decifrare che si può però tradurre concretamente: l’emendamento Gavazzi numero 179 ripristina la cartografia di quella parte del territorio monzese com’era nel primo Pctp del 1998 firmato dall’allora vicepresidente ds Ugo Targetti, «si torna, in soldoni, a quelli che erano i vincoli del piano Targetti» ricorda lo stesso Gavazzi. «Emendamento, diciamo, in ottemperanza alle richieste del centrosinistra che chiedeva “perché non tenete buono qualcosa anche del piano Targetti”. Richieste fatte, tra gli altri, da due consiglieri - Irma Dioli (Prc) e Pietro Mezzi (Verdi) - che sono oggi assessori della giunta di Filippo Penati» aggiunge l’allora presidente della commissione Territorio. Risultato: l’emendamento viene approvato con 28 voti favorevoli e 12 astenuti. Come dire: il centrosinistra presente in aula non dice «no» all’emendamento numero 179 ma compatto dice «sì» e senza discussioni a una modifica che, attenzione, riguarda un’area di Monza - la Cascinazza - dove, raccontano i verbali del consiglio provinciale del 7 ottobre 2003, «l’autorità di bacino, il magistrato delle acque, ha evidenziato l’impossibilità nella zona di correre il rischio di esondazioni».
Riassumendo, il centrosinistra in Provincia - Ds, Rifondazione, Margherita e Verdi - fa passare un emendamento di Forza Italia, cioè lo condivide e ne sposa le motivazioni. Tutto chiaro, compreso un dettaglio: nessun rischio idrogeologico per l’area interessata, quella identificata come «numero 4, comparto Nord-Est» dal Ptcp siglato Targetti. Nessun rischio per la Cascinazza, come dimostrato quando a Monza esondò il Lambro. Tutto chiaro a tutti, compresa la battaglia strumentale che l’architetto Faglia sta conducendo a un anno dal voto e con alle spalle una colata di cemento. Già la giunta Faglia ha edificato a Monza più delle giunte precedenti ossia si è costruita sul mattone. Resta quindi una domandina: perché il sindaco Faglia impedisce alla proprietà di costruire sull’area della Cascinazza come sarebbe suo diritto e nel rispetto del piano regolatore che a Monza, to’, non esiste perché Faglia non l’ha mai varato? Quali sono gli interessi che l’architetto Faglia difende bloccando le ruspe nell’area della Cascinazza? Domandine a un sindaco sconfessato politicamente dalla sua maggioranza.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it