QUANDO LA RADIO VINCE SULLA TV

Lunedì scorso, per un errore tipografico, la mia rubrica Sulla cresta dell’onda è andata in pagina con la firma e persino l’indirizzo internet di Roberto Levi. Normalmente, si tratterebbe di un lapsus del tutto veniale, facilmente rimediabile con una piccola precisazione. Ma, stavolta, no. Stavolta, l’errore richiede un pubblico autodafé. Non perché io sia il «colpevole» materiale, anzi al massimo sono la vittima.
Ma perché ad avere la fortuna di passare la notte di San Silvestro in radio a collegarsi con centinaia e centinaia di navi italiane in tutto il mondo, sono stato io e non il povero Levi. Anzi - complici i televisori accesi su Raiuno - ho avuto anche una fortuna doppia o tripla, roba che neanche la lotteria di Capodanno. Infatti - mentre con la regia del capo della sede Rai di Genova Victor Balestreri, un lord d’altri tempi, e di Carlo Romeo, voce torrida di Radiorai - noi su Radiouno parlavamo con l’Antartide o con i Caraibi, scrivendo una bellissima pagina di radio, i cuginetti televisivi al massimo parlavano con la piazza di Rimini. E mentre noi ascoltavamo storie di mare raccontate da De Andrè (Creûza de mä), Fossati (Questi posti davanti al mare), De Gregori (Il canto delle sirene) e Guccini (Cristoforo Colombo), quelli di Raiuno dovevano accontentarsi di cover da piano bar. In radio, quindi, c’ero io. Al povero Levi, che ha dovuto sciropparsi la tv di San Silvestro, va quindi tutta la mia solidarietà.
Insomma, da un male è nato un bene. Perché l’errore materiale di chi ha pasticciato con le firme delle rubriche, ci permette di raccontare una volta di più che la radio è meglio della televisione. E che, con la sola forza della voce e del sogno, è possibile volare con la fantasia e viaggiare per tutti i mari del mondo, ricostruendo atmosfere che fanno respirare l’aria salmastra e il profumo di mare dei libri di Conrad, nell’arco di una notte. Questo è quello che, al di là del San Silvestro di Radiouno e delle sei ore e mezzo di Capodanno in mare, emerge davvero da questo inizio di stagione radiofonica.
Dove, per incappare nella migliore delle trasmissioni sportive possibili, occorre accendere Tutto il calcio minuto per minuto, o per trovare il migliore dei varietà possibili vale la pena di scappare in modulazione di frequenza e sentirsi il Fiorello di Viva Radiodue, o per trovare cultura vera fra radio e tivù bisogna sapersi perdere nel palinsesto (molto, non tutto) di Radiotre.
È un’esperienza che auguro a tutti voi quella di partecipare a una trasmissione radiofonica. In pochi metri, quelli che separano il microfono dalla regia, si riesce a vedere un mondo. E quel mondo è povero, limitato, infinitamente più modesto di quello televisivo. Ma supplisce alla grande con la fantasia e il calore. Quello della voce e delle idee.