Quando la Rossa vinceva a Caracalla

Agli occhi del nostro tempo, il Circuito di Caracalla non era che una sagra nel cuore della capitale, con l'odore di ricino che inebriava. Ma per gli entusiasmi di quel ragazzo invasato di motorismo, quale potevo riconoscermi, che aveva cominciato ad intrufolarsi tra i grandi nomi del volante fin dal Circuito del Parco a Milano, nel 1946, era una specie di Olimpo. Ambiente raffinato, nobili con eleganti foulard al collo, tutto tra ricordi per me fumosi, quanto esaltanti. No, non era il 1947, ma l'anno successivo a quello della prima vittoria di una Ferrari, la mitica «125» Sport, che Franco Cortese aveva portato all'esordio nel Circuito di Piacenza, mancando il successo d'un soffio, a due giri dalla fine, per l'incepparsi della pompa della benzina. Eppure, per quanto già superato lo stupore per quel canto inebriante del dodici cilindri - ero andato ad ammirare la macchina al Circuito di Vigevano - era come se fosse sempre la prima volta. Che signore, quel Cortese! Che guida! Che precisione, mai una sbavatura. Nonostante si corresse su strade strette, fra cumuli di balle di paglia. Cortese in tutto, anche con quel ragazzo che, preso dall'euforia, gli si era parato davanti, senza attendere di essere presentato. Eppure, ero con il grande maestro, l'«inventore» del giornalismo tecnico automobilistico, Giovanni Canestrini, all'ombra del quale sono cresciuto, fino a raccogliere la sua eredità alla Gazzetta dello Sport. Alla fine, l'ambiente di Caracalla era anche ristretto e d'«élite», in una cornice unica; ma io ero interessato alle macchine sport di minor cilindrata: mi appassionavano le 750 - ne volevo costruire una - ed ero attratto dai suoi maggiori protagonisti, proprio romani.
Il solo pensiero di concepire adesso un gran premio di Formula 1 a Roma mi riempie la mente di tutte quelle immagini. Errore. Inutile romanticismo. Ora bisogna guardare avanti. La cornice è ottima, anche dove il caro Flammini sogna da anni di farne la sede. Ora bisogna pensare agli appassionati dell'ultima generazione e alla loro nuova educazione motoristica. In un momento così difficile per la Formula 1, il richiamo di Roma è visto come un rilancio della stupenda tradizione italiana, a cominciare dal rinverdito interesse di uno dei più grandi Club nazionali, uno di quelli che hanno fatto la federazione internazionale dei puri ideali di sport e di progresso. Un bene da recuperare, sotto il sole della Città Eterna.