Quando la Rossanda non voleva scandali

Il capolavoro di Pasternak uscì in anteprima mondiale in Italia nel ’57. A trafugare in Occidente il manoscritto proibito fu il giornalista Sergio D’Angelo. Ecco la sua storia

Rossana Rossanda dedica all’affaire Pasternak una pagina del suo recente La ragazza del secolo scorso (Einaudi). Per carità, una pagina un po’ «tirata via» può scappare a tutti e nel bilancio di un secolo una ragazza avrà ben diritto di sorvolare disinvoltamente su qualcosa. Nondimeno vale la pena di dare un’occhiata. La Rossanda racconta che ricevette Giangiacomo Feltrinelli nel suo ufficetto della Casa della cultura a Milano, diminutio introduttiva, «ufficetto», che serve a dare il tono minimale in cui viene trattato il resto. L’editore dice: «Voglio dare una lezione all’Unione Sovietica». Nientemeno, sembra pensare l’interlocutrice. E gli consiglia di pubblicare ma non fare scandalo. Cosa impossibile, viste le circostanze. Difatti definisce sciocco il consiglio. Quindi passa a raccontare in breve il cocktail dato in onore del libro, nel «lussuoso hotel» milanese Continental, poco adatto per una «storia triste». Quale? Sarà mica la drammatica persecuzione di Pasternak? No: la vicenda del libro, quella di Lara e Zivago. Libro che, dice non del tutto a torto la Rossanda, tutti comprarono ma nessuno lesse.
Tutto qui. Un lussuoso party fuori luogo, un triste romanzo d’amore russo. Il Pci si agitò un po’, più di tutti Mario Alicata, più Roma che Milano, e la cosa sfumò per lasciare il posto a ben più importanti eventi. Del grande colpo editoriale di Feltrinelli, che una lezione all’Urss la diede davvero, della persecuzione a Pasternak morente, della deportazione di Olga Ivinskaja, la compagna di Pasternak, neanche una parola. Né si fa cenno alla lettera di cui ha parlato Carlo Feltrinelli in Senior service e il Corriere della Sera, sabato 30 luglio. La Rossanda la scrisse, dopo l’incontro, l’8 dicembre 1957 ad Alicata: «Resta, eventualmente, il problema di far sentire ufficialmente a F. come personalmente ho fatto io e forse altri, che ha passato il segno. Mantengo l’opinione che questo potrebbe avvenire in forme regolari a Milano, e perfino nella sua cellula: ma sono la sola a pensarla così; un biasimo della cellula, duro, sarebbe la cosa a mio avviso più pedagogica, per lui e per tutti. I compagni Longo, Amendola e anche Alberganti e Scotti sono invece d’opinione di trattare la cosa a Roma». Insomma un bel processo della cellula per sistemare il miliardario che voleva dare una lezione all’Urss. Sciocchezze appunto. Ah la gioventù del secolo scorso!