Quando la Roubaix si vince al passaggio a livello

E ra la corsa della leggenda, della fatica e della rabbia, del fango e del pavè, delle cadute e delle forature, delle biclette rotte, persino dei manubri che cedono, violentati per 52 chilometri sulle pietre, come è successo a George Hincapie che se l’è vista proprio brutta. Da ieri però la Parigi-Roubaix sarà anche la corsa dei passaggi a livello, visto quanti ce ne sono, ma soprattutto visto quello che è successo a dieci chilometri dall’arrivo quando nella corsa più affascinante del ciclismo è spuntato un protagonista inatteso: un treno merci.
Una sbarra abbassata, i ciclisti che si fermano, Tom Boonen, niente meno che il campione del mondo, costretto a mettere il piede a terra e a vedersi scorrere sotto il naso container e vagoni-cisterna. Una manciata di secondi, è vero, ma quanto basta per mettere al sicuro la fuga di Fabian Cancellara, l’elvetico-lucano che ha avuto la fortuna di arrivare al passaggio a livello mezzo minuto prima degli altri, trovando la strada libera. E si sa che gli svizzeri con gli orari dei treni non sgarrano mai.
Mezzo minuto che avrebbe potuto cambiare la corsa, perché se il treno fosse arrivato in anticipo avrebbe vanificato la fuga di Cancellara, ma che ha regalato alla Roubaix un altro ritaglio di leggenda, di quel ciclismo d’altri tempi con i gregari che si fermano a prendere acqua alle fontane, con i corridori che vincono perché chi è in fuga sbaglia strada (proprio come successe da queste parti a Serse Coppi sessant’anni fa), con le facce stremate e piene di terra e fango e, perché no, con i passaggi a livello. Che stanno eliminando dappertutto perché danno fastidio a chi va in macchina. Ma che d’ora in avanti qui verranno protetti e venerati. Come le pietre della Foresta di Arenberg.