Quando Sailer si addormentò prima della gara

Rolly Marchi

Avvicinandomi alla prima gara della stagione è fatale che si ravvivino i miei ricordi bianchi. Sto andando alla «mia» 3-Tre che si svolge domani a Madonna di Campiglio. Da essa è transitata la storia di 55 anni e in essa rivivono tutti i campioni del mondo. Dei grandi mi sono fatto una galleria personale come fossero ritratti di Rembrandt, toccati da una sorta di grazia divina, al primo posto dei quali colloco Zeno Colò che alla prima 3-Tre guadagnò in modo clamoroso la discesa, poi lo slalom, e mancò la terza perché dovette salire su un aereo quasi già in moto che lo avrebbe portato nell'americana Aspen dove vinse due titoli mondiali. Zeno fu amico per la vita e in un anfratto del cuore ne conservo il ricordo più gratificante. Ai Giochi Olimpici di Oslo la pista era distante 135 Km dalla capitale, la strada era un seguito di curve, un disagio notevole. Vi andai alla benedizione della pista e siccome sciavo avrei voluto restare sul posto, ma non trovai un letto. Dovetti perciò rassegnarmi alle tre ore notturne di andata e altrettante per il ritorno. Alla vigilia della sfida però Zeno al mio ciao mi afferrò l'avambraccio dicendo: «No, non andartene. Mettiamo una branda nella mia camera e mi farai compagnia, anche perché dormirò pochissimo». Esultai. Alle sei ci alzammo e uscimmo nel buio a tastare la neve. Rientrati ci facemmo un caffè e poi lo guardai a sciolinare. Qualche minuto prima della gara lo abbracciai e mi avviai verso valle. Dopo qualche minuto rese felice me e l'Italia intera, primo sciatore azzurro a vincere una medaglia d'oro olimpica. Dopo di lui storicizzarono la 3-Tre altri fuoriclasse e per diverse ragioni cinque ne ho collocati nella mia galleria, il norvegese Eriksen, Gustavo Thoeni, Stenmark, Tomba e Sailer. Toni Sailer era molto loquace, raccontava barzellette, faceva jodl e ignorava la parola emozione. Non aveva bisogno di dormire con un amico alla vigilia della gara. L'episodio storico è questo: ai Giochi di Cortina dormiva da solo; al mattino un allenatore bussava alla porta di ogni stanza per svegliare gli atleti e il giorno dello Slalom anche Toni rispose «sì, guten Tag!»; mezz'ora dopo la squadra salì in diverse auto verso il luogo dello Slalom ma all'arrivo Toni non c'era. Ogni autista aveva pensato che fosse nella macchina di un altro. Allora il capo allenatore tornò saettando in albergo e trovò Toni che dormiva. Questo significa sentire la gara in modo diverso da chiunque. Da chiunque al mondo.