Quando la Sampdoria salvò i cugini dalla retrocessione

Caro dott. Lussana, due scritti di tal Giacomo Puppo dovrebbero consentire a tal Franco Marcenaro di poter controreplicare.
Per dire a tal Giacomo Puppo che anche io ho scritto diverse volte su argomenti di ben maggiore portata ed ho avuto il piacere di vedere pubblicato sul «mio» Giornale il mio parere. Cito le ultime. Il 17 agosto 2004, nell’ambito dell’inchiesta su «Resistenza ed omicidi privati» magistralmente condotta da Silvia Pedemonte ho portato una testimonianza di vita vissuta, firmando F.M. per rispetto dei morti.
Il 29 agosto 2004 mi fu concesso di esprimere, sempre a firma F.M., il mio pensiero sull’elezione suppletiva del Collegio 10, malamente persa dalla parte politica cui va ed andrà sempre il mio voto.
Dimostrato con due esempi che anche io non ho l’anello al naso (e se lo avessi? Siamo ancora razzisti?), cotal Puppo arroga alla sua parte una maggiore passionalità: ma può stare bene vedere riconosciuta più freddezza di giudizio a noi sampdoriani ad altri l’abbandonarsi a sentimantalismi retrò!
Non voglio andare oltre se non con due brevissimi incisi. Tirare in ballo le origini dei sostenitori, è proprio questione di livello culturale: sono i suoi compagni strada, caro Puppo, che hanno sempre definito «terroni» i tifosi doriani con una discriminante del peggiore razzismo fra italiani! Ed i fatti che ci sentiamo migliori, non come individui, ma come cultori di un calcio accettabile, lo dimostra la qualità degli spettacoli cui noi assistiamo: voi a livello più o meno della Pro Vercelli, noi della Juventus!
Quanto a «lasciarvi perdere» come scrive tal Puppo, rappresenta il nostro più vivo desiderio ma il fatto è che siete voi che non ci lasciate perdere (anche perché spesso vinciamo...).
Due episodi. Il primo risale a tanti anni fa, ambedue in A, ambedue in pericolo di retrocessione, forse anzi la Sampdoria già matematicamente retrocessa. Vi salvammo andando a Roma a battere la Lazio che retrocesse al vostro posto! Demmo allora una rara dimostrazione di correttezza sportiva.
La domenica successiva ci ringraziaste esibendo allo stadio un cartello con la scritta «Grazie m....!».
Non ho voglia di ricercare una precisa documentazione ma basta consultare gli annali del calcio per sapere l’anno, per la veridicità della scritta, garantisco personalmente perché l’ho vista allora.
Il secondo di pochi giorni fa: in occasione del grande match Genoa-Teramo, ostentavate un altro cartello con la scritta ben più spiritosa: «Buon NataLens!». Tra l’uno episodio e l’altro centinaia di fatti analoghi... Allora, Puppo, chi è che dimostra sempre il suo livore, frutto forse di complessi freudiani di inferiorità? Su altro non intendo ribattere: «de minimis non curat, praetor...» e perciò, per me la questione con Puppo et amici è definitivamente chiusa. Con i più sentiti sensi della mia stima, caro dott. Lussana, con un vivo ringranziamento per avermi permesso di dire la mia.