«Quando Sandokan batté il calcio»

«I miei colpi migliori? Due serie francesi del ’600 e dell’800»

Franco Cosimo Panini, classe 1931, è il terzo dei fratelli Panini. Insieme al fratello Umberto, nel ’45 apre un’edicola davanti al duomo di Modena. Nel frattempo, studiando la sera, prende il diploma di ragioniere e va a lavorare in banca. Ma il destino ha in serbo altri programmi.
Da giornalaio a ragioniere, da ragioniere a leader mondiale del campo delle figurine. Com’è nata l’idea?
«Non dalla sera alla mattina. I miei fratelli e io avevamo carriere ben avviate in altri settori, ma a un certo punto abbiamo deciso di metterci insieme in una nuova impresa. Non le dico che cosa diceva la gente quando lasciai il posto in banca per mettermi a fare le figurine».
Chi era il più intraprendente tra voi?
«Giuseppe, il maggiore, aveva una grande passione. Una sera, all’inizio degli anni Sessanta, ci riunì e ci fece un discorso molto semplice: “Le figurine sono un buon prodotto. Se sono in commercio, vuol dire che qualcuno le produce. Perché non potremmo essere noi?”. Detto fatto, nel giro di un mese - per l’esattezza quattro sabati, perché in banca il sabato era già giorno libero - partendo da una cartolina in bianco e nero dell’interista Sandro Bolchi arrivammo alla prima figurina delle Edizioni Panini. E, fatta una, fatte 400... ».
Ha idea di quante figurine di calciatori avete venduto?
«In tutto il mondo credo sui 15 miliardi».
Ma ne producevate anche di altri generi.
«Sono rimaste celebri anche quelle con i personaggi di cartoni animati e sceneggiati televisivi. Pensi che a un certo punto Sandokan riuscì a battere perfino i calciatori».
E la collezione delle figurine storiche, com’è nata?
«Sempre dalla passione di Giuseppe, trent’anni fa. Girando il mondo per lavoro, ne approfittavamo per andare in cerca di pezzi e collezioni straniere».
Quali sono stati i suoi colpi migliori?
«Una serie francese di fine ’800 con i grandi personaggi storici, che trovai a Londra in un negozietto, un memorabilia in Charing Cross. E alcune stampe e incisioni francesi su rame del ’600. Nobili antesignani della figurina vera e propria, che invece ha sempre avuto un carattere schiettamente popolare».