Quando è la satira a mettersi in posa

Sabrina Vedovotto

A volte la singolarità delle coincidenze è disarmante. Una mostra sulla satira a due passi dal cinema Pasquino, nel centro del quartiere Trastevere. Pasquino è il nome statua ritrovata nel 1501 durante gli scavi per la ristrutturazione di Palazzo Orsini, oggi Palazzo Braschi, nella piazza dove ancora oggi si trova la statua. Pasquinate vengono definiti quei versi satirici, quei fogli appesi proprio sulla statua per dileggiare i potenti del periodo, per lo più i papi dell’epoca.
E proprio di satira e di caricature si parla in questa mostra presso il Museo di Roma in Trastevere (fino al 26 novembre), dal titolo La tentazione comica. Tre secoli di satira e caricatura tra le Marche e Roma. I due curatori, Fabio Santilli e Antonio Mele Melanton, insistono sulla importanza di questa arte, nei secoli scorsi considerata di grande interesse, poi persa negli oblii e ora di nuovo in auge. Come sosteneva infatti Baudelaire «L’essenza del riso è per molti versi satanica, e perciò profondamente umana». È della risata intelligente, ironica, a tratti dissacrante che la mostra traccia le linee guida. Partendo da tre artisti marchigiani, residenti però per lunghi periodi a Roma, Pier Leone Ghezzi, vissuto nel Settecento, Gabriele Galantara a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, e infine Cesare Marcorelli. In mostra disegni, olii, acquarelli, copertine di libri, di riviste, di giornali. Tutto a significare e ancora una volta a sottolineare l’importanza di una maniera diversa, a volte anche tanto sottile da risultare adatta solo a fini intenditori, di raccontare eventi ed episodi del vivere quotidiano.
Di straordinario interesse la sezione dedicata alla satira romana attraverso poeti romaneschi, come Berneri, Micheli, Belli e Trilussa. Di quest’ultimo in mostra il poemetto satirico dal divertente titolo «la porchetta Bianca», corredato da trentadue litografie a colori di Galantara, che nella circostanza si firma con lo pseudonimo Bruno Serpi.