Quando Scalfaro difendeva la «legge truffa»

L’ex presidente della Repubblica oggi definisce la riforma «illecita e immorale». Ma nel 1953 alla Camera si batteva a favore dell’analoga norma voluta dalla Dc

Francesco Kamel

da Roma

Contro la proposta di riforma elettorale, la sinistra ha rispolverato lo slogan della «Legge Truffa» usato nel 1953 per contestare una legge simile voluta dalla Dc di De Gasperi. Uno dei più duri contro il progetto della Casa delle libertà è l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che ieri ha sentenziato: «Cambiare le regole del gioco in piena campagna elettorale, soltanto con una maggioranza stringata di governo, è un atto cattivo, illecito, immorale». Ma è proprio uno «Scalfaro d'annata» di quel 1953 a evidenziare le odierne strumentalizzazioni del centrosinistra sulla riforma.
Il ministro Carlo Giovanardi (Udc) ha infatti «ritrovato» il resoconto della seduta della Camera del 13 gennaio 1953. Il protagonista è l'onorevole Scalfaro che prende la parola per far approvare un passaggio procedurale necessario per accelerare il varo della legge proporzionale (con premio di maggioranza) che la Dc vuole introdurre (alla fine della legislatura e senza il consenso delle sinistre). Scalfaro è contro l'ostruzionismo: «Da una parte si pretende la rigida interpretazione del regolamento, e si intende con questo assumere la difesa di tutto il Parlamento e dei diritti della minoranza; dall'altra parte vi è il desiderio di rispettare la sostanza del Parlamento, nel quale si deve sì discutere lasciando ampiezza di dibattito, ma si deve rispettare l'iter della procedura se non si vuole bloccarne il funzionamento».
Pazienza se non c'è l'accordo di tutti. «Noi - dice Scalfaro - chiediamo ora la chiusura dopo la valanga innumerevole di emendamenti e di emendamenti agli emendamenti che non hanno certo lo scopo chiarire un punto della legge ma soltanto di far stagnare la discussione, presumendo che vi possa essere una specie di diritto di veto dell'opposizione, veto che si potrebbe porre di volta in volta su ogni materia in base a decisioni indiscriminate dell'opposizione».
Al deputato Dc non stanno bene i tatticismi della sinistra: «Questo è un gioco che deve finire una volta per sempre, tanto più che si tratta di una speculazione inutile. Vi sono i diritti della minoranza, e, di fronte a questi, i diritti della maggioranza della Camera, la quale, avendo dovuto dar vita al governo, ha le responsabilità politiche più gravi di fronte al Paese». E ancora: «La richiesta di chiusura si fonda anche sulla necessità di tutelare la dignità del Parlamento». Dopo Scalfaro, prende la parola il comunista Gian Carlo Pajetta. Vorrebbe che venissero consentite altre dichiarazioni di voto e per questo è disponibile a votare qualche emendamento per alzata di mano in modo da compensare i tempi. Ma Scalfaro è inflessibile e si vota subito: «Favorevoli 299, contrari 168, la Camera approva». La strada per approvare la Legge (Truffa?) tanto cara a Scalfaro è in discesa. E si approverà definitivamente solo a marzo, poche settimane prima delle elezioni.
Il piglio del censore è sempre lo stesso ma fa impressione sentire lo Scalfaro di oggi che spara a zero su un testo (e un contesto) simile a quello della Dc del 1953. Scalfaro ripeterà il suo celebre «io non ci sto» sul fatto che si tiri fuori una cosa di cinquant'anni fa. Ma sulle leggi elettorali, Scalfaro è intervenuto anche di recente. Era 31 dicembre 1995 e rivolgendosi in diretta agli italiani prendeva di mira la legge maggioritaria: «Una legge elettorale politica ibrida perché è senza dubbio maggioritaria, ma è anche proporzionale per una parte». E aggiungeva: «Ed è tanto ibrida che essendo stata pensata per ridurre il numero dei partiti, quando io feci le prime consultazioni, incontrai dodici gruppi parlamentari. Si disse “sono troppi, facciamoci una legge che li riduca”. Adesso sono venti! Lascio giudicare a voi, se avete in casa il pallottoliere». Appunto.