Quando lo scienziato riesce anche a far divertire

(...) ma non solo, spettacolo, divertimento, gioco e ginnastica della mente. Lo spirito è questo, ora come allora: sono trascorsi nove anni da quando Manuela Arata e Vittorio Bo hanno inventato il Festival della Scienza e l’hanno fatto sposare - promettono: indissolubilmente - con Genova. I due nocchieri - saldamente al timone della nave, anche se loro stessi, a volte, sembra si divertano a lanciare segni di ammutinamento e a mandare il mare in burrasca... - già sono lanciatissimi verso l’edizione numero 10 del 2012, benché non abbiano ancora tirato tutte le somme del «numero 9». Che è stato, diciamolo subito, un successo: innanzi tutto di pubblico e di presenze di relatori importanti, seri e mai seriosi.
Oddio, qui è obbligatoria una riflessione: per quanto riguarda il pubblico, bisognerebbe calcolare la quantità al netto delle scolaresche in abbonamento pagante (15 euro) convogliate alle varie manifestazioni, rispetto ai partecipanti «spontanei». E bisognerebbe anche considerare l’effettiva ricaduta sulla città, in termini di risorse economiche: alberghi, ristoranti, trasporti. Il tutto, a fronte di un costo che si aggira sui 2 milioni e 850mila euro, coperti al 60 per cento dagli sponsor (numerosi quelli pubblici, che significa soldi nostri), per il 25 per cento da enti pubblici (che sono sempre soldi nostri) e per il rimanente da biglietti venduti.
Le cifre sono venute fuori ieri, con piena soddisfazione del tandem Arata-Bo e dell’assessore comunale alla Cultura Andrea Ranieri, mentre ancora erano in corso le iniziative in programma. Intanto, sono stati circa 200mila i visitatori che hanno affollato il Festival, aperto all’insegna del tema «150 e oltre» e pronto a ripartire con l’«Immaginazione», prevista per il prossimo anno dal 25 ottobre al 4 novembre. «Nonostante il periodo di difficoltà economiche delle famiglie abbiamo avuto un grande numero di partecipanti» sottolinea subito Arata. E aggiunge: «Soprattutto sono andati molto bene i laboratori didattici e le attività sperimentali».
Un’edizione molto particolare, comunque, questa che ha voluto ripercorrere 150 anni di scienza italiana con mostre a tema e decine di relatori italiani, impegnati molto spesso all’estero, e i 150 anni del Massachusetts Institute of Technology, confermato anche quest’anno come punto di riferimento internazionale nella divulgazione scientifica. A proposito, poi, dei ragazzi: sono stati loro, dichiarano all’unisono Bo e Arata, i principali protagonisti del Festival, per come «hanno affollato le conferenze e partecipato alle decine di laboratori. E sono arrivati da tutt’Italia anche grazie a progetti come Galileo, Portami al Festival!, Alcamo, Niaf ed Ease».
Il bilancio non può non comprendere, però, l’apporto decisivo delle grandi mostre che da cinque città italiane sono confluite nei più luoghi più suggestivi della città. Gradimento, inoltre, anche per i tanti eventi di piazza, «che hanno condito la scienza con il divertimento»: dalle bombe nel sacco al Porto antico fino al collegamento coast-to-coast tra Palazzo Ducale e il San Francisco Bay Area Science Festival, dove si sono sfidati, la sera di Halloween, ragazzi italiani e americani. Una sorta di omaggio agli Stati Uniti, Paese ospite di questa edizione del Festival, «giocando a fare i mimi (in chiave scientifica) divisi da 9.683 chilometri». Fra gli eventi più seguiti, quelli dedicati alla Chimica che ha attirato oltre 20mila visitatori nella piazza delle Feste. Tra le mostre, successo per Race-Alla conquista del Polo Sud, che a Palazzo Ducale ha ripercorso l’epica sfida tra i ghiacci alla scoperta dell’Antartide.
Di fronte a questi dati, Arata e Bo negano che ci sia «qualche città, sia pure Milano, o Torino, pronta a scippare a Genova la manifestazione». L’unico «scippo» in tema potrebbe essere quello del Pd, se Manuela Arata, candidata alle primarie «democratiche» per Palazzo Tursi, dovesse battere Vincenzi, Pinotti ed eventuali altri concorrenti, tanto da essere costretta ad abbandonare l’organizzazione del Festival. Troppo presto per dirlo, comunque, anche da parte dell’interessata.