Quando gli scrittori lo «fanno» male

Peccato. Peccato che il brano vincitore di quest’anno faccia parte di un romanzo che è a un passo dall’essere pubblicato in Italia: The Castle in the Forest di Norman Mailer (Random House, pagg. 496, dollari 27,95), l’ultima opera del grande scrittore americano scomparso di recente, autore tra l’altro de Il nudo e il morto. Peccato perché appena letta la notizia che il romanzo contiene la scena vincitrice del «Bad Sex in Fiction Award», se il libro fosse già stato tradotto tutti ci saremmo precipitati a cercarla, per leggerla o rileggerla. E scoprire che cosa potesse aver convinto la giuria della Literary Review - la rivista londinese «sacra» per la crema letteraria di tutto il mondo e promotrice del premio - ad attribuire il riconoscimento a quelle righe per «evidenziare scene sgradevoli di sesso presenti in altrimenti eccellenti opere letterarie».
Il premio, un trofeo che dovrebbe rappresentare il sesso negli anni Cinquanta e raffigura una donna nuda sopra un libro aperto, è nato nel 1993 grazie al genio satirico di un critico letterario, Rhoda Koenig, e del giornalista Auberon Waugh, al fine dichiarato di «scoraggiare la produzione di passaggi di romanzi contemporanei contenenti sesso esplicito che siano giudicati crudi, privi di gusto e ridondanti». Se per la prima volta quest’anno si è deciso perciò di attribuire il premio postumo, una buona ragione, oltre che uno spiritoso omaggio alla memoria di Mailer, ci sarà. E vi invitiamo a scoprirla leggendo le righe incriminate che pubblichiamo in questa pagina.
Sappiate però, prima di accingervi a valutarle, che è d’obbligo mettere a confronto eventuali accoppiamenti originali, palpeggi e movimenti sensuali, oltre che linguaggio sboccato, osceno o anche solamente eccitante, di questa scena con quelle dei romanzi concorrenti presenti nella short list del «Bad Sex Award». Tra gli scrittori giunti fino all’ultima, ambitissima eliminatoria (il premio in Inghilterra è molto popolare, ripreso da stampa e tv e il vincitore gode di uno straordinario tam tam tra i lettori, molto più che non la pomposa critica di recensori tromboni) troviamo infatti nomi e opere già in libreria anche qui da noi: Absurdistan di Gary Shteyngart (Guanda) e Chesil Beach di Ian McEwan (Einaudi), tra gli altri.
Il romanzo del dissacratore Norman Mailer, sfornato dopo una pausa di dieci anni, si incentra su un concetto cristallino: il nazismo è stato una pensata di Satana, perciò il narratore, che racconta le vicende di tre generazioni della famiglia Hitler, è un ufficiale delle SS che ha ricevuto il compito di educare al male il piccolo «Adi» - così mamma Klara chiamava Adolf - dal Diavolo in persona. Non stupisce dunque che la scena segnalata dal «Bad Sex Award» come riprovevole sia proprio quella del concepimento del dittatore, risultato dell’orgia tra Alois e Klara, genitori di Hitler, e il Maligno.
L’idea di Hitler-Anticristo non è nuova e ancor meno originale, anzi patetico è il modo in cui Mailer descrive il ménage à trois, infarcendolo di qualche bestemmia e facendo ringalluzzire Alois e la sua «Bestia» a opera della presenza di ben altra Bestia. «Ordinario e senza talento», insomma, proprio come la definizione che nelle ultime interviste lo stesso Mailer diede del nazismo.
Ora che conoscete il contesto, provate a confrontarlo con quello in cui Tom Wolfe, altro grande dissacratore americano, ha raccontato l’America delle università d’inizio millennio e del loro rollio sfrenato di sesso, alcol e droga in Io sono Charlotte Simmons (Mondadori). Il brano infatti fu il vincitore dell’edizione 2004 del «Bad Sex Award» e Wolfe alla notizia reagì male, tanto che sinora è stato l’unico a non recarsi a ritirarlo personalmente.
I due protagonisti, Florence e Hoyt, sono studenti della Dupont University, Olimpo del sapere e del plagio ai fini di stupro di ingenue verginelle venute dalla provincia: «Aveva la schiena curva e le mani vicino ai piedi... si stava togliendo le scarpe! Poi inclinò il busto all’indietro per aprirsi i pantaloni e, dopo, in avanti per farli passare oltre i fianchi e li lasciò sul pavimento... era quello il momento in cui Charlotte avrebbe dovuto dire qualcosa, di modo che Hoyt rispettasse i limiti?... Charlotte fu percorsa da un brivido, no da un tremito... sentì contrarsi un muscolo nel basso ventre - oddio se era bagnata - e Hoyt le abbassò le mutandine oltre le natiche - Charlotte era praticamente un torrente, non sapeva neanche che succedesse una cosa del genere!».
E già che ci siete confrontate questi brani con la scena della prima volta di entrambi i componenti della coppia, partorita da Ian McEwan per Chesil Beach, agguerrito contendente quest’anno della palma di peggior scena di sesso narrativo attribuita a Mailer. Due sposini in luna di miele in riva all’Oceano, entrambi vergini, affrontano tremanti e pieni di dubbi la prima notte di nozze e con essa la prima esperienza sessuale completa: «Florence mollò sgomenta la presa, mentre lui, sollevandosi con un’espressione sbalordita e inarcando la schiena in una serie di spasmi, le schizzò addosso in fiotti violenti sempre meno copiosi, che le inondarono l’ombelico, la pancia, le cosce e perfino il mento e una rotula di un liquido vischioso». Come dire, dall’orgia al bersaglio mancato.