«Quando serve non si trovano mai E le tariffe rimangono un mistero»

Non ce n’è mai uno in giro quando serve. Questa la prima lamentela che i milanesi rivolgono al servio taxi della città. A renderlo noto è il Codacons, il coordinamento delle associazioni per la difesa dei diritti dei consumatori, che ha fornito una classifica dei reclami degli abitanti di Milano sul servizio di trasporto in questi giorni al centro delle polemiche politiche nazionali.
«Da quando è stato varato il decreto Bersani sulla competitività - ha informato Mauro Antonelli di Codacons Lombardia - siamo stati subissati di telefonate ed e-mail di cittadini che ci hanno raccontato il loro disagio verso l’uso dei taxi». La prima lamentela della «top ten» elaborata dall’associazione dei consumatori, che, è bene evidenziarlo, non ha alcun valore statistico, è relativa alla difficoltà di trovare una vettura, specialmente nei momenti di maggiore necessità (scioperi dei mezzi pubblici, pioggia, ora di punta, nelle ore serali e nei giorni festivi). Desta stupore poi che la seconda lamentela non sia relativa al costo della tariffa, che occupa comunque il terzo posto, ma alla mancanza di traparenza della stessa. «Molti consumatori ci hanno raccontato - ha precisato Antonelli - di non avere la più pallida idea delle tariffe applicate dai tassisti, e di osservare con apprensione il tassametro per tutta la durata della corsa». I taxi sono obbligati a esporre il tariffario nella parte posteriore della vettura, ma evidentemente non tutti lo fanno in modo visibile.
Occupa la quarta posizione della classifica delle lagnanze la convinzione che i tassisti fingano di non aver resto o diano un resto sbagliato a chi ha fretta di scendere. Al quinto posto troviamo la critica che il tassista faccia appositamente un percorso più lungo o trafficato per ricavare di più dalla corsa e al sesto posto che molti conducenti fingano di essere occupati nel caso di corse troppo brevi. In settima posizione la scarsa cortesia, e all’ottava il mancato rilascio della ricevuta; da sottolineare in questo caso che i tassisti non sono obbligati a emettere ricevuta fiscale a meno che il cliente non lo chieda espressamente.
Nelle ultime due posizioni troviamo lamentele di carattere «collettivo»: al nono posto il fatto che i taxi non rispettino divieti e limiti di velocità, e in fondo alla classifica che siano mezzi inquinanti.