Quando si va alle urne si vota l’uomo pubblico Non l’uomo privato

Penso che le elezioni siano molto vicine. Dico la verità: non sopporto più Berlusca che sta sempre più diventando l’immagine di un vecchio bavoso che gode nel vedere fresche membra in movimento, visto che la sessualità penso se la possa soltanto sognare. Non gli perdono la telefonata come non gli perdono l’affido a una presunta consigliera regionale il cui merito è soltanto quello di saper curare la dentiera del capo. Non mi piace nemmeno Bossi che fa la stessa cosa con il figlio. Non vorrei però perdere Sacconi, Tremonti, Brunetta, Gelmini che mi sembrano molto impegnati nel loro compito. Non vorrei Fini e tanto meno la sinistra attuale. Che fare?
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Mi par proprio di capire, gentile lettrice, che lei non sopporta più il Berlusca privato, non quello pubblico e politico. E che naturalmente apprezza i componenti del governo Berlusconi giudicandoli per quello che fanno in veste di ministri, non certo per le loro casalinghe abitudini e distrazioni. Non mi salta nemmeno in mente di chiederle un po’ di par condicio, ma le chiedo in compenso di sollevare per un attimo lo sguardo dalle lenzuola berlusconiane. E riflettere: meglio, per lei e per il Paese, aver avuto, in luogo di Berlusconi, un Walter Veltroni o un Romano Prodi solo perché verecondi? Quasi virginali? Un discorso a parte merita poi la «presunta consigliera regionale», Nicole Minetti, il cui merito, lei scrive, «è soltanto quello di saper curare la dentiera del capo». Non le sembra, in questo caso, di esprimere un giudizio affrettato? Mi dica, secondo lei per accedere a una carica governativa, regionale, provinciale o comunale, per far politica, insomma, che professione bisogna esercitare? Perché ritiene quella di igienista dentale non confacente? Forse che a suo giudizio le igieniste dentali sono tutte stupide come oche, inaffidabili e zuzzurellone? Forse preferisce i politici che non hanno una professione alle spalle, quelli come Casini o Fini che mai lavorarono in vita loro avendo cominciato a fare i portaborse da quando avevano i calzoni corti? L’uno cantando Biancofiore e l’altro Giovinezza, giovinezza (e D’Alema Bandiera rossa)?
Per tornare a bomba, comprendo che gli usi e i costumi privati del Cavaliere possano infastidire assai. Infastidiscono uomini di lungo corso e non propriamente intemerati, figurarsi una così schietta rappresentante del gentil sesso qual’ella è, gentile lettrice. D’altronde un Filemone (adesso la butto sul culturale, abbia pazienza) che fa il cascamorto con una Tisbe ha sempre fatto storcere il naso, anche all’Olimpo del mito, eppure porcaccione assai. E non solo per una questione estetica (lei ben sa che dell’etica gli dei dell’Olimpo se ne facevano un baffo), quanto per le inevitabili conseguenze di quella peculiare passione. Ah, se il nostro Cavaliere avesse avuto l’occasione di visitare il bosco del Kraneion, in quel di Corinto! Sarebbe stato più accorto: lì infatti sorgeva il sacello di Laide («Era il tempo nel quale l’orgogliosa Grecia, dal potere invincibile, venne resa schiava dalla divina bellezza di Laide...») sormontato da una scultura che rappresentava il dominio sessuale femminile: una leonessa che divora un montone. Divora. Gnam gnam. Bene, esaurita la parentesi turistico-mitologica veniamo al suo «Che fare?». Come che fare? Mica si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Il concerto della politica non prevede solisti e chi intende esserlo di strada ne fa pochina (al massimo finisce come venerabile coscienza critica della nazione). Se andremo al voto, e ci andremo, per manifestare benevolenza ai ministri che ammira e se desidera rivederli al loro posto, non si scappa: dovrà esprimersi a favore di colui che magari è birichino, ma politicamente li rappresenta, li scelse e rese possibile la buona riuscita del loro lavoro: il Berlusca.