Quando il sindaco è in divieto di sosta nel park del Comune

«Lei non sa chi sono io», come non ricordare Alberto Sordi nei panni del vigile Otello Celletti impegnato a multare il sindaco del suo paese per aver superato il limite di velocità. A distanza di quasi cinquant’anni da quella pellicola sembra che la smania di alcuni politici di far valere il loro ruolo sia rimasta.
Anche ad un sindaco di un piccolo Comune della Valle Scrivia che, nelle scorse settimane, è stato multato dai suoi stessi vigili. La dinamica è simile a quella raccontata nel film della coppia Sordi- De Sica. Vigili solerti notano una macchina posteggiata nel piazzale del Comune, in uno dei parcheggi riservati alle macchine di servizio o a quelle della municipale. Ma di auto di servizio quella posteggiata, non ha traccia: è una berlina al di fuori della portata delle auto che possono essere date in dotazione ad una amministrazione pubblica e, per di più, non espone nessun contrassegno che la possa ricondurre al parco macchine del Comune. La coppia di vigili è intransigente, non prova neanche ad entrare nella sede del Municipio per chiedere di chi sia la macchina e compila il verbale. L’auto in questione era di proprietà del sindaco che raggiunto l’ufficio di buon mattino, si era adagiato sul park riservato.
Chissà come in periodi di vacche magre per i bilanci delle amministrazioni civiche questo primo cittadino si sia raccomandato con i suoi uomini di non essere troppo lassivi e di dispensare multe. Così, all’uscita dall’ufficio si è ritrovato sotto il tergicristallo il classico foglietto della contravvenzione da pagare alle casse comunali: 36 euro. Dicono che i due vigili abbiano passato un brutto quart d’ora quando sono stati chiamati dal loro «principale», ma la multa oramia era fatta e il sindaco ha pagato.