Quando la sindrome da paparazzo sega le gambe al campione

Solo un caso il nervosismo di Gilardino e Totti nella prima domenica dopo l’esplosione dello scandalo dei ricatti fotografici?

M agari è solo una coincidenza, ma c'è chi avanza un'altra spiegazione. Se Gilardino e Totti, contemporaneamente e in modi simili, denunciano in campo nervosismo e tensione, se non hanno la testa sgombra e l'animo leggero, così da fornire prestazioni adeguate al prestigio loro, la causa va ricercata nei tumulti mondano-giudiziari che li hanno investiti. Il riferimento è ovviamente alla pietosa faccenda dei ricatti fotografici. Tra indiscrezioni e smentite, Totti e Gilardino - così come Coco, che però domenica non si è esibito - sono tirati dentro uno scandalo da Italietta fumettistica e patinata: sarebbe questo il male che improvvisamente ha segato le gambe ai due campioni del mondo.
Ci si chiede: davvero lo stress da paparazzo può incidere così pesantemente sui campioni? Sarebbe importante chiarirlo in modo scientifico, perché il rischio è molto serio: se psicanalisti di grido certificassero che basta una foto compromettente per annullare un avversario, sai la corsa delle società a spostare strategie e investimenti dal calciomercato ai fotografi.
E comunque: perché i calciatori pagano in modo così pesante le turbolenze del jet-set? Vogliamo ricordare anche l'interminabile malessere di Adriano, o il lungo tormento di Vieri, entrambi ricondotti in qualche modo alle luci psichedeliche della Milano edonista? Per non parlare di Simone Inzaghi e di Bazzani, altri casi di talenti un po' così dopo aver messo piede sul magico pianeta del calcio-spettacolo.
Il legame tra calcio e velinismo, tra calcio e mondanità, tra calcio e vita notturna, è il vero fenomeno di costume che ha chiuso l'ultimo millennio e che ha aperto il nuovo. La contaminazione culturale (diciamo così...) tra i due mondi è sempre più intensa ed evidente: le bonazze frequentano stadi e allenamenti, i calciatori frequentano studi televisivi, discoteche e coste smeralde. Per l'industria letteraria del settore, affollata di rotocalchi allupatissimi, è come gettare carne sanguinolenta in una baia infestata da squali. I bounty-killer del teleobiettivo sono infallibili. Inutile pensare di sfuggire allo spietato tiro a segno. Complicatissimo anche solo pensare di porvi rimedio, vedasi lo sfogo dell'agente poco segreto Lele Mora, che confessa quanto si sia rivelato faticoso intercettare tutte le immagini sulle scorribande della Ventura e dei suoi compagni di ventura.
Però diciamolo apertamente: i calciatori non possono pretendere di metterci il naso, dentro il fantasmagorico mondo delle bonazze, senza ogni tanto lasciarcelo. Non si può sempre stravincere, nella vita. Non si può pensare di avere ogni volta ombrelli e scudi protettivi. Di vivere in una zona franca, senza grane e senza problemi, dove le proprie azioni non abbiano mai una conseguenza.
Certo, ritrovarsi a vent'anni carichi di soldi e di celebrità non è facile. Ma attenzione: non è facilissimo nemmeno ritrovarsi a vent'anni senza un soldo e senza essere considerati di striscio. Chiedere in giro per officine e università.
Resta vergognoso che qualcuno usi una foto per rovinare l'esistenza di altri. Ma queste sono le regole del divertente gioco che i divetti del calcio vogliono giocare. Se si frequenta un ambiente squallido, non si può pretendere di trovarci il garbo di un seminario. Inutile pensare di cambiare un sistema leggero e cinico. Piuttosto, bisognerebbe attrezzarsi a sopportarne meglio gli stress. Come a tutti quanti noi, anche alle fragili star degli stadi servirebbe qualcosa o qualcuno che insegni l'arte di essere uomini, soprattutto nelle tempeste. Alla loro età, qualcosa potrebbe fare la scuola: purtroppo, è l'unico locale pubblico che non amano frequentare.