Quando sono i tifosi a far girare il pallone

Ho sempre pensato e continuo a pensare che, parafrasando Bagnoli, i dirigenti debbano fare i dirigenti e i tifosi debbano fare i tifosi. Non mi sono mai piaciute le intromissioni o, peggio, le collusioni. Non tanto e non solo per una questione morale, quanto perché le ritengo dannose per il bene di una società di calcio. Fuori da ogni ipocrisia, non ho mai amato la frase: «Il Genoa siamo noi». O, meglio, se la intendiamo nel senso che il pubblico rappresenta un patrimonio straordinario che c'era, c'è e ci sarà sempre, a prescindere dai presidenti e dai calciatori, sono d'accordissimo. Se, invece, si intende i tifosi sul ponte di comando, allora sono contrario.
Tuttavia, ultimamente sono accaduti alcuni episodi che mi hanno fatto riflettere. Il primo: Leon è diventato titolare nel Genoa anche sulla spinta della pressione popolare. Non dico che Gasperini, ottimo allenatore e persona di carattere, abbia assecondato la «piazza». Affermo, però, che sia stato abile e sensibile nel coglierne gli umori, le aspettative e nell'incanalarli verso il bene comune del Genoa. I tifosi rossoblù, che l'anno scorso grazie al gioco frizzante di Gasperini, si erano molto divertiti, desideravano continuare a farlo anche in serie A. E Leon incarna, sinteticamente, lo spirito più bello del gioco.
Secondo fatto. Anche Mazzarri, come tutti gli allenatori soggetto al richiamo dei cosiddetti «equilibri di squadra», è stato «costretto» (...)