«Quando sospirava: tu sei la mia malattia»

Ecco il racconto di Ania Pieroni tratto dal libro di Bruno Vespa «L’amore e il potere».
«Avevo circa 23 anni e vivevo a Milano dove mi sarei dovuta sposare quando una cara amica mi chiese di accompagnarla al Circolo Turati. Pioveva e arrivammo là con un taxi. La mia amica salutò tutti, io non conoscevo nessuno. Ci sedemmo a un tavolo lungo, privo di gente. Non avrei mai immaginato che il primo incontro con lui stava per avvenire lì e che l’ultimo sarebbe stato in Africa.
Mi sentivo osservata sfacciatamente giù, dal fondo, la luce era bassa, cantavano. Era lui che mi guardava, lui che con la testa girata completamente verso di me, mi sorrideva, come dire?, a 360 gradi. Lo faceva affinché lo notassi: che bel sorriso fiero, che sguardo affascinante! Mi faceva quasi tenerezza questo suo oscillare in maniera vistosa avanti e indietro con il corpo per poi appoggiarsi il braccio sulla fronte per guardarmi in estasi, incurante degli altri. Era così buffo! Questa sua insistenza, però, aveva fatto centro...
Dopo qualche giorno, appena arrivato a Roma, mi contattò. Uscimmo io, lui e il suo collaboratore Cornelio Brandini. Alla fine del pranzo mi domandò, candido candido, se volevo salire su da lui a bere qualcosa. La mia risposta fu, ovviamente, no. Uscimmo ancora due, tre, quattro volte, e la mia risposta era sempre la stessa... Dopo una ventina di giorni, accettai di salire nella sua piccola stanza d’albergo...
Sì, è proprio stata una grande storia d’amore, nel rispetto dei ruoli, nell’amicizia, nella solidarietà. Ci chiamavamo sette, otto volte al giorno, come d’altronde faceva anche quando andava all’estero per lavoro... Vivevo esclusivamente per lui: era gelosissimo e possessivo, diffidente come non mai. “Tu sei la mia malattia” sospirava. Ho conquistato la sua stima e la sua fiducia molto lentamente... Non mi ha mai parlato di cose private del partito, non era uomo che raccontava o si vantava; né ha mai fatto una raccomandazione per me o per la mia famiglia...
In dieci anni non ho mai fatto un viaggio per non lasciarlo solo. Come potevo ringraziarlo di tutta la fiducia che riponeva in me, se non votando la mia vita a lui, che la votava a me?».