Quando lo spagnolo Santander conquistò la britannica Abbey

da Milano

Le nozze Unicredito-Hvb, oltre alle manovre su Antonveneta e Bnl, non sono che l’ultimo capitolo della saga «fusioni bancarie» che sembrano essere entrate nel vivo. Da due anni gli operatori aspettavano che qualcosa si muovesse e che partissero le cosiddette grandi manovre nel risiko bancario europeo. Di parole ne sono state spese a fiumi, praticamente ogni mese circolavano (e circolano) indiscrezioni su potenziali aggregazioni, dossier sui tavoli di avvocati e banche d’affari, ma se si guarda ai fatti, negli ultimi 5 anni le operazioni transfrontaliere, di una certa dimensione, si contano sulla punta delle dita. Segno, che i problemi di contendibilità e di apertura delle frontiere non riguardano solo l’Italia. Una svolta al sistema è arrivata con la maxi-acquisizione portata a termine dal Santander su Abbey National. Un affare da 13,9 miliardi, capace di creare un colosso da oltre 570 miliardi di attivi. Al di là dei numeri, ciò che ha realmente scosso il mercato è che una banca spagnola, per quanto grande e importante, fosse riuscita a conquistare uno dei principali istituti inglesi. Prima del Santander, solo Hsbc e Hvb, nel 2000, si fecero notare acquistando rispettivamente la francese Ccf (11,6 miliardi) e Bank of Austria (7,2 miliardi). Naturalmente in tutti questi anni non tutto è rimasto statico, al contrario c’è stato un processo di consolidamento tra banche straniere di media-piccola dimensione. Molto di più è invece stato fatto a livello nazionale, in particolare in Spagna, Inghilterra e Francia.
Il discorso cambia per i mercati di riferimento del mondo finanziario, ovvero Usa e Giappone. Innanzitutto per le cifre delle operazioni e poi per le dimensioni degli attori. Lo scorso anno Jp Morgan ha comprato per 60 miliardi di dollari Bank One. La seconda fusione in assoluto nella storia delle nozze tra Travelers e Citibank nel 1998, valutata 70 miliardi di dollari. Pochi mesi prima a mandare in fibrillazione il mercato era stata Bank of America rilevando Fleet Boston per 47 miliardi. Per non parlare, sempre nel 2004, delle nozze da record tra Mitsubishi Tokyo Financial Group (Mtfg) e Ufj in Giappone. Unione, che ha dato vita alla banca più grande al mondo per asset gestiti (oltre 1.600 miliardi). Per quanto riguarda l’Italia sembra che qualcosa si sia inceppato nel processo di consolidamento tra grandi istituti. Negli ultimi 5 anni non troviamo neanche un’aggregazione da almeno un miliardo di euro.
Per avere dei risultati bisogna tornare al 2000, ai tempi delle nozze tra Sanpaolo Imi e Banco di Napoli (1,18 miliardi). L’anno prima era arrivata la fusione Comit-Banca Intesa del valore di 3,26 miliardi; operazione che aveva seguito l’Opa di Mps sulla Banca Agricola Mantovana (1,61 miliardi).