Quando spese 5,4 milioni in balocchi

Da sindaco della Capitale si inventò "il museo dei giocattoli". Il Comune comprò oltre 10mila vecchie bambole, ma la mostra non ha mai aperto

Roma - Non è certo un gioco buttare una fortuna per dei balocchi. Anche se si tratta di una pregiata collezione. Acquistata a peso d’oro tre anni fa dall’allora giunta Veltroni per il previsto Museo del giocattolo da creare a Villa Ada. Poi il progetto è saltato, e i giocattoli sono rimasti di proprietà del Campidoglio, che continua a pagare una fortuna per custodirli ancora imballati a Perugia.

Una storia esemplare di malagestione dei soldi pubblici e della politica sognante (ma poco pratica) dell’ex sindaco piddino di Roma. Il progetto prende il via in Campidoglio con la delibera di giunta numero 106 del 2 marzo 2005, dal titolo: «Acquisto della collezione di giocattoli antichi Leonardo Servadio srl per l’importo di euro 5.400.000,00». Uno stock di 10.664 pezzi di origine svedese, la maggior parte risalente agli anni fra il 1860 e il 1930. Modellini di dirigibili e aerei da caccia, carillon, bambole di pezza, di cera, di celluloide. Oltre a tremila volumi sul gioco. Nelle intenzioni del Comune dovrebbero costituire il Museo del gioco e del giocattolo, da localizzare nei tre edifici di proprietà comunale delle Scuderie Reali, a Villa Ada, da restaurare con ulteriori fondi.

Una grande operazione di marketing politico, che avvia subito la grancassa mediatica cara al sindaco Veltroni. A chi contesta la decisione - Amici di Villa Ada, Wwf, Italia Nostra - i giornali d’area ulivista rispondono in coro: «Bisogna pensare ai bambini». «La vita è anche un gioco», ammonisce Pino Galeota, presidente della commissione cultura di Veltroni.

Un gioco molto caro, quello dei perché. Ad esempio: perché la collezione, che si trova in quel di Perugia, imballata in un magazzino, vale quella cifra? Secondo la delibera numero 106, «la stima e la relativa consulenza tecnica sono state effettuate da una perizia della Cooperativa sociale progetto città arl onlus». Il costo della perizia, il compenso alla coop? Buio completo. Ma in fatto di extra è solo l’antipasto. Nelle more del restauro delle Scuderie Reali, «si rende necessario provvedere temporaneamente alla custodia della collezione presso la stessa Servadio srl», si legge in delibera. Il conto lo paga il Comune. Il quantum è riportato nell’Allegato SubA1 della delibera: 116.021,50 euro all’anno. La spesa comprende «la disponibilità del magazzino, i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei giocattoli, le utenze, il premio assicurativo Assitalia (19.843,90 euro)».

E non basta. Nei costi rientra anche «il servizio di custodia e l’appartamento a disposizione del custode». È come comprare un’auto non avendo il box e quindi lasciare l’auto per anni dal concessionario, pagandogli le spese di rimessa, la luce, l’assicurazione e pure l’alloggio del guardiano. E sul contratto di compravendita è specificato che a carico del Comune, quando sarà il momento, sono anche le spese di imballaggio e spedizione. Manca solo il caffè pagato ai corrieri. Tanto, paga Pantalone.

L’apertura del Museo era prevista dalla delibera nell’aprile 2006. Ma alle Scuderie Reali nel frattempo non è stato toccato neppure un mattone. I lavori di restauro sono stati rinviati da una delibera comunale, la 141 del 19 luglio 2007, al 2008, e poi sono finiti nel dimenticatoio. Nel frattempo a Perugia continuano a custodire i balocchi, e da Roma si continua a pagare. In tre anni oltre 300mila euro.

A giugno il nuovo assessore alla Cultura Umberto Croppi ha detto bye bye al Museo del giocattolo: «Non si farà mai, non ha senso». E i giochi? «La collezione sarà messa all’asta o, comunque, troveremo un modo per recuperare i soldi dell’acquisto». Facile a dirsi. Giorni fa gli Amici di Villa Ada hanno ricordato a Croppi: «Alle dichiarazioni non ha fatto seguito niente». Sarà il caso di far spedire i giocattoli a casa di Veltroni?