Quando lo Stato si trasforma in vampiro

Caro Granzotto, avrà certamente preso nota del munifico e liberale gesto dei coniugi Raeli, che hanno messo a disposizione della facoltà di Economia dell'Università di Roma trecento borse di studio da 5mila euro l'una. Questo sì che si chiama «impegno nel sociale», non trova? Non so però se ha preso nota di un altro fatto e cioè che sull'ammontare donato dai Raeli, lo Stato - Visco per la precisione - ha immediatamente rastrellato 300mila euro (tasse sulle donazioni): in pratica, le borse di studio saranno non di cinque, ma di quattromila euro. E questo come si chiama? Disimpegno nel sociale?

Stato carogna, caro Dettori. Stato vampiro e tracotante. Non so come reagiranno i coniugi Raeli, però posso raccontarle come in una situazione del genere reagì il commendator Angelo Rizzoli (il grande, grandissimo Commenda). Venuto a sapere che l'inverno precedente una donna della sua Ischia (sua nel senso che era legato a quell'isola, dove soggiornava spesso) era deceduta perché a causa del mare grosso non era stato possibile ricoverarla d'urgenza a Napoli, decise su due piedi di fornire gli ischitani d'un ospedale. Per il Commenda tra il dire e il fare non c'era di mezzo il mare, ma al massimo qualche ora. Date le disposizioni, i lavori cominciarono subito e proseguirono di gran lena. Quando l'edificio fu pressoché terminato ci fu la cerimonia di inaugurazione: il Commenda disse (visibilmente commosso: «Vedete - esordì - io sono un uomo fortunato. Ma si può essere fortunati se non si divide un poco di fortuna con gli altri?») due parole, assicurò che tempo un mese sarebbero state installate le attrezzature sanitarie e tempo due mesi l'ospedale avrebbe potuto accogliere i primi pazienti. Tagliò il nastro, ringraziò per i ringraziamenti, strinse qualche mano e con la sua finta sigaretta di plastica sulle labbra prese la via di casa, cioè di Villa Arbusto.
Mentre vi varcava la soglia, la sua segretaria, la leggendaria signorina Jona, lo informò che s'erano fatti vivi due funzionari del Ministero delle Finanze preannunciando una loro visita per sistemare le pratiche relative alla donazione. In sostanza, per riscuotere la gabella. Il Commenda rimase calmo. Si fece passare al telefono Fanfani (allora primo ministro o ministro, non ricordo) e gli disse, papale papale: o entro due giorni mi si informa che quello delle tasse su un ospedale che io regalo alla cittadinanza è uno scherzo, o lo butto giù. Probabilmente Fanfani rispose che avrebbe visto quel che si poteva fare, che si rammaricava, ma la legge è la legge eccetera eccetera, ma il risultato fu che le quarantotto ore trascorsero senza che nessuno si facesse vivo con Rizzoli. Così, qualche giorno dopo, gli ischitani poterono assistere ad uno spettacolo indimenticabile: solcando quel mare dove li pesci 'n ce fann'all'ammore, da Capo Posillipo procedeva in direzione dell'isola una singolare imbarcazione. Era una chiatta sovrastata da una robusta struttura metallica montata su cingoli e al cui braccio era assicurata, tramite una catena, una enorme palla di ferro. L'attrezzo con il quale la squadra dei demolitori si apprestava a radere al suolo l'ospedale. Cosa sia accaduto durante la navigazione e perché all'improvviso la chiatta abbia fatto dietro front non saprei proprio dirglielo, caro Dettori. Ma sta di fatto che l'ospedale «Anna Rizzoli» (in brontoburocratese: Azienda Sanitaria Locale Napoli 2) è ancora lì. Via Fundera 2, Lacco Ameno. Ischia.