Quando le straniere seducevano in Vespa

Che belle, le ragazze della dolce vita, dove saranno finite? Americane e affascinanti e sorridenti e predisposte a un corteggiamento gentile, mica queste turiste giapponesi e tedesche smandrappate con le ciabatte di cui pullula oggi Piazza di Spagna. D'altra parte si sa, c'era il boom, eravamo schierati dalla parte giusta del mondo, e si usciva da quel periodo angustissimo del dopoguerra, così cinematograficamente neorealista, ammettiamolo: tra accattoni e ladri di biciclette e miracoli a Milano non se ne poteva più. E pensare che a Hollywood impazziscono per il nostro Neorealismo, forse perché è l'icona del nostro essere sfigati. E pensare che venivamo già dal verismo di Verga, e oggi, mezzo secolo dopo, di nuovo esportiamo neorealismo, siamo ancora lì, come nelle docufiction di Santoro, e al posto di Don Camillo c'è Don Matteo, hai detto che progresso. Ecco, un giorno Fellini, in mezzo a tutta questa lagna si inventò La dolce vita, dando un'immagine estetica al benessere, a un'Italia finalmente internazionale, ricca, e anche felicemente decadente, e soprattutto non piagnona. Si faceva tardi intrattenendo turiste, prostitute e ballerine, e la notte passava languida, fino all'alba. Certo, Marcello aveva le sue crisi esistenziali, ma io non le ho mai viste come alienazione capitalista (i marxisti vedono l'alienazione ovunque), tutt'altro: il privilegio dell'uomo capitalista è proprio quello di deprimersi per l'esistenza, e di viverla così, come viene, angosciato ma possibilmente con ogni comfort. Ma cosa ne è di via Veneto, delle star di Cinecittà, dei paparazzi, del bagno nella Fontana di Trevi? A proposito di bagni nella fontana oggi è impossibile, ti arrestano subito, hai voglia a dire che stai facendo Anita Ekberg, e poi una multa da 400 euro. Che forse, però, non è tanto per provare l'ebbrezza di essere la Ekberg. Ci ha provato Valeria Marini, ma non era la stessa cosa. È stato un periodo bellissimo, quello scoccare degli anni Sessanta dove anche una parte della sinistra per una volta stava dalla parte giusta: difesero La dolce vita contro il bigottismo. Altri comunisti la difesero perché pensavano fosse una critica della borghesia. Fatto sta che oggi la vita sembra meno dolce e spensierata e anche senza classe, Mastroianni sarebbe interrotto da un indiano che cerca di vendergli un selfie stick, la nuova Dolce Vita si è trasformata nella sua versione da ospizio, La Grande Bellezza di Sorrentino, e di canadesi in Vespa non se ne vedono più. E comunque a pensarci la Vespa, anche quella, l'ha rovinata Nanni Moretti.