Quando il «tavolo» diventa il gioco delle tre tavolette

(...) eccetera eccetera e soprattutto perché lo si debba ridurre, però sappiate che un tavolo vigila su di esso. Così come, altra novità recentissima, c’è un tavolo sull’antico acquedotto genovese. Poi, c’è chi sogna un tavolo fra i rappresentanti di industria, ricerca e istituzioni che «facciano sistema», altro mantra quasi magico e infallibile. E non manca il tavolo di lavoro sul retroporto di Alessandria.
Poi, ovviamente, ci sono non uno, ma tanti tavoli sulle questioni dell’Ilva. Oddio, i problemi avrebbero dovuto essere risolti da altri tavoli, che si sono succeduti nel tempo e parevano aver appianato ogni contrasto, sancendo la non necessarietà di ulteriori tavoli, ma evidentemente non era così e quindi ecco l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Renzo Guccinelli spiegare che «non serve mostrare i muscoli, ma aprire un tavolo di confronto pacato». E tutti i gruppi consiliari del Comune condividono l’idea. Anzi, addirittura, loro il tavolo di lavoro lo vogliono «nazionale». Ma, come spesso accade, il meglio in materia di tavoli l’ha dato Marta Vincenzi, dimostratasi perfetta per fare il sindaco di un Comune brianzolo, di quelli dove si costruiscono i tavoli. L’ex SuperMarta ha messo sul tavolo (e mai espressione fu più adeguata al tema) nelle scorse settimane l’ipotesi che i problemi del Carlo Felice possano essere risolti con «un tavolo di approfondimento, per meglio precisare il ruolo regionale nella Fondazione ed attuare una politica condivisa». Resta solo da capire se parliamo di tavoli o di tavolette. Tre tavolette.