Quando la tesi va in orbita: nasce il satellite degli studenti

Studenti del Politecnico pronti a costruire e mandare in orbita un satellite per l’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Obiettivo della missione: studiare le radiazioni del vento solare intorno alla Terra. A supportarli nell’impresa ci sarà un’azienda milanese d’eccellenza nel settore dell’ingegneria spaziale, la Carlo Gavazzi Space, e altre 12 università di nove Paesi europei e della Nuova Zelanda. Venti i laureandi del corso di studi con sede in Bovisa che saranno coinvolti nel progetto chiamato Eseo. Come spiega la professoressa Michelle Lavagna, che coordinerà le loro attività, «invece di scrivere una tesi su argomenti teorici gli studenti lavoreranno tutte le mattine all’interno di Gavazzi Space per un periodo dai tre ai sei mesi. Il loro compito sarà assemblare i vari componenti del satellite, testandone l'efficienza meccanica e la resistenza agli sbalzi termici. E alla fine simuleranno con un software l’intera missione, per controllare che tutto funzioni esattamente».
Tempo previsto per portare a termine l’intero progetto non più di tre anni, con il countdown che partirà il primo dicembre prossimo, quando è fissata la prima riunione per discutere delle varie fasi della missione. Nella quale saranno coinvolte le migliori facoltà europee di ingegneria aerospaziale. «Ciascun ateneo progetterà un diverso componente, dai sensori alle telecamere ai computer di bordo, lavorando fino a 5mila chilometri di distanza - sottolinea Lavagna -. Per fare sì che il prodotto finale funzioni davvero, sfrutteremo Internet per uno scambio di dati continuo, con un programma che ci consentirà di vedere in tempo reale che cosa stanno facendo le altre università».
Il difficile compito di coordinarle spetterà a Gavazzi Space che in ottobre ha vinto il bando dell’Esa da quattro milioni di euro. «Per la nostra azienda è stato un risultato altamente qualificante prevalere in una competizione a livello europeo per la realizzazione di un satellite in un ambito così complesso - rivela il direttore generale di Gavazzi, Roberto Aceti -. Il progetto ci darà anche la possibilità di beneficiare delle ricerche più avanzate svolte dalle università, trovandoci in una posizione privilegiata per usufruire delle loro tecnologie». Il satellite sarà infatti dotato di tutti gli strumenti più avanzati. «Pur avendo dimensioni piuttosto piccole, 80 centimetri di lato e 120 chili di peso - osserva Aceti - sarà dotato di sensori stellari e di un sistema propulsivo ad azoto che gli consentiranno di cambiare orbita e invertire rotta in ogni momento. E funzionerà con batterie a ioni di litio, quelle cioè di ultima generazione». Ad andare in orbita non saranno soltanto le componenti hi-tech realizzate dagli studenti, ma anche un modello industriale come quello milanese in grado di essere vincente anche in tempi di crisi. "La nostra forza - rivela Aceti - è che abbiamo deciso di scommettere sulle risorse umane».