Quando il titolo (e il cuore) vanno oltre l’ostacolo

Ho letto l'articolo dal titolo «La Provincia caccia i suoi nomadi buoni» e sono rimasto sorpreso e amareggiato per la rilevanza che si è voluto dare alla notizia, per il titolo palesemente ironico e offensivo e per il tenore dell'articolo nel suo complesso. Come viene ricordato la Provincia di Genova era a suo tempo intervenuta per assicurare, in via eccezionale, ad una famiglia di nomadi il cui bambino, gravemente ammalato, abbisognava di particolare assistenza presso il Gaslini, la possibilità di sostare in una zona che consentisse ai genitori una più comoda sistemazione e una continua vicinanza al figlio per il tempo necessario a completare il ciclo di cure previsto. Poiché tale esigenza è venuta ora a cessare essendo, per il momento, terminate le cure previste, la Provincia non ha fatto altro che provvedere ad invitare questa famiglia a lasciare l'attuale sistemazione concessa in via eccezionale ma, ovviamente, non idonea per una permanenza stabile. Ciò premesso mi lasci sottolineare nuovamente l'incomprensibile atteggiamento assunto dal Suo giornale che, risentendo forse del clima di intolleranza nei confronti degli immigrati, dei rom e, in genere, dei diversi, non ha mancato di presentare negativamente una vicenda che la Provincia ha invece gestito con grande sensibilità e umana partecipazione nella consapevolezza che un bambino ammalato, non importa di che etnia, di quale provenienza, di quale colore, ha bisogno e diritto, come tutti i bambini di questo mondo, ad essere assistito e ad avere al proprio fianco i propri genitori. Sono valori umani e cristiani che costituiscono il patrimonio e il substrato ideale del nostro popolo e che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini, sicuramente anche fra i suoi lettori, condivide. Aver preferito sottolineare aspetti meno nobili di questa intera vicenda non mi è parso, non me ne voglia, all'altezza di un giornale qual è quello da Lei diretto. Con immutata stima Le invio cordiali saluti.
*Presidente Provincia di Genova
Ferruccio Repetti
Si sa, gentile Presidente Repetto: a volte il titolo di un articolo, nello sforzo di sintesi, può risultare involontariamente fuorviante. Ma è altrettanto vero che, se il lettore va oltre, può approfondire i reali contenuti dell'assunto. Che, nel caso specifico - l'articolo di Francesco Guzzardi sul provvedimento della Provincia nei confronti di alcuni nomadi - riporta fondamentalmente le ragioni dell’amministrazione da Lei guidata. Si può eccepire, e quindi prendiamo atto dei Suoi rilievi, sulla scelta di termini come «sloggiare», «cacciare», «sgomberare», ma se si legge la Sua lettera (e si considerano i Suoi successivi, condivisibili provvedimenti, vedi articolo di oggi) si riscontrano termini ugualmente molto forti. La sostanza, che non abbiamo difficoltà a ribadire, è che la Provincia ha provveduto secondo regole e buon senso. Soprattutto, però, vorremmo convenire con Lei che la vera sostanza della vicenda sta nel fatto che il bimbo ammalato - rom o non rom, ha ragione Lei, ma sempre «bello a mamma sua» e degno di considerazione - è stato risanato dai medici del Gaslini. Ne eravamo tutti (noi e Lei, s'intende) così contenti che, magari, abbiamo lasciato che la penna scrivesse qualche parola in più e che il cuore andasse oltre l'ostacolo. Della misura.