Quando Tognazzi recitava in giallo

Esce un volume che celebra l'attore cremonese a vent'anni dalla morte. Il volume si divide in tre parti: gli esordi del comico nelle commedie e nei polizieschi avant lettre, le fotografie e le testimonianze dei figli e dei colleghi

Nel ventesimo anniversario della morte di Ugo Tognazzi, scomparso il 27 ottobre 1990, esce un volume, «Tognazzingiallo» (Giulio Perrone editore, pp. 192, 13 euro), che si svincola dalle solite celebrazioni postume di grandi o presunti tali del grande e piccolo schermo. Assodato che Tognazzi appartiene di rigore ai grandi per le moltissime interpretazioni che ne hanno coronato la carriera, restando nell'immaginario collettivo e rappresentando l'italiano medio, questo volume celebra un particolare Ugo Tognazzi. Gli esordi, soprattutto. E nella fattispecie il Tognazzi dei primi film, dei gialli, delle commedie all'italiana. È proprio in questo scorcio della società italiana della fine degli anni Cinquanta che si muove un attore che ha la fortuna di esibirsi al fianco di Totò, conosce Tina Pica prima di trovare la sua spalla ideale in quel Raimondo Vianello, scomparso in aprile.
Ed è a questo periodo che fanno riferimento queste pagine celebrative. Si ricordi più che altro il «Commissario Pepe», una figura uscita da uno smilzo quanto insipido romanzo di Ugo Facco De Lagarda che acquisiscono invece colore e colori nell'interpretazione dell'attore cremonese sullo sfondo di una città sfumata. Sfumata perché possa essere qualsiasi città. Perché il luogo non esiste, non è caratterizzato, benché alluda pesantemente a un Veneto al crocevia tra Vicenza e Bassano del Grappa. E' solo uno dei tanti volti che Tognazzi assume nella sua lunga carriera iniziata proprio in questi anni e con questi volti. Oltre alle direzioni di Steno. Alle commedie che sanno di comico e di allusivo, da «Psycosissimo» dalle fantasie hitchcockiane a «Noi siamo due evasi» e «A noi piace freddo» con suggestioni wilderiane.
Tognazzi è un pezzo di storia italiana non solo cinematografica e questo libro ne ricorda gli aspetti meno noti e più remoti nel tempo. Lontanissimi dalla «Grande abbuffata» e da «Amici miei» per non citare le innumerevoli altre pellicole o le partecipazioni televisive che pure hanno lasciato tracce profonde nella memoria degli italiani. A corredare pagine interessanti si aggiungono le fotografie pubblicate all'interno del libro e una seconda parte interessantissima dove, a prendere carta e penna e trasformare le loro personali rievocazioni, sono i testimoni di una vita. Dai figli Gianmarco, Ricky e Mariasole ai colleghi Pupi Avati, Maurizio Costanzo, Ettore Scola. Una carrellata per non dimenticare. Una carrellata in onore di un piccolo grande re della celluloide nostrana.