Quando Tonino disse: meglio le donne che i gay

Oggi definisce "battuta da bettola" la frase di Berlusconi, ma due anni
fa diceva le stesse cose da vero macho mediterraneo: "Sono tombeur de
femmes, non d’hommes". Una normale rivendicazione, nessuno lo accusò di
discriminare gli omosessuali

«Meglio tombeur de femmes che tombeur d’hommes». Siamo tranquilli. Antonio Di Pietro, paladino dell’Italia dei Valori, ha il suo, personalissimo, valore aggiunto: gli piacciono le donne.
E per esternare la sua vocazione eterosessuale se la cava con quella battuta che riportiamo tra virgolette nel nostro incipit. Lo dice, anzi lo ha detto un po’ di tempo fa, rispondendo ad una serie di domande rivoltegli da Klaus Davi, in una puntata di KlausCondicio - il canale internettiano inventato dal pubblicitario-scrittore su Youtube. L’illuminante video è naturalmente ancora visibilissimo ondine (http://www.youtube.com/watch?v=Jj-yGyRjpTY) e quindi può essere apprezzato in tutte le sue sfumature, risatine del leader dell’Idv comprese, quando, per esempio, Davi gli fa notare che pur essendo lui un macho, è stato votato ed è apprezzato anche dagli omosessuali.
Ma il punto non è questo. Il punto è che l’onorevole Di Pietro la pensa esattamente come Silvio Berlusconi, uomo con cui non ha, propriamente, un’identità di vedute e a cui non risparmia attacchi quotidiani, ma che, dopo questa sua sorprendente rivelazione, diventa uomo proprio come lui è uomo e macho. Quindi: con le sue stesse identiche e tanto deprecate debolezze in fatto di gusti sessuali. Di Pietro e Berlusconi uniti, almeno, dalla passione per le donne è già una notizia, ma un Di Pietro che, nell’armadio delle sue dichiarazioni, nascondeva anche una battuta simil-berlusconiana è una notizia che fa ancora più notizia.
Già, perché ancora l’altro giorno, dopo le vane detonazioni, innescate dall’opposizione sul caso Ruby, quando gli ortodossi lessicali d’ogni dove si scagliavano contro il premier per la sua uscita goliardica fatta all’inaugurazione del Salone del ciclo e motociclo («Meglio guardare le belle donne che essere gay») Di Pietro è stato subito fra i primi a sgomitare per dire la sua. Fra i primi a criticare severamente il presidente del Consiglio per quelle sue parole ironiche sui gay. Di Pietro ancora una volta nei panni del Grande Moralizzatore che arrivava prontamente a bacchettare il Cavaliere. A gridare allo scandalo. Ricordate? Suvvia, impossibile non ricordare. Le parole di Antonio Di Pietro, pronunciate con quel tono grave che la circostanza richiedeva, rimbombano ancora nelle orecchie di molti: «Il posto ideale per Berlusconi non è certo Palazzo Chigi ma una bettola di periferia. Oggi, infatti, abbiamo avuto l’ennesima prova dell’inadeguatezza del signor Silvio Berlusconi a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio. Berlusconi vive ancora nell’età della pietra, anzi, è peggio: vive nell’era delle discriminazioni razziali, sessuali, etniche e religiose», tuonava il leader di Italia dei valori. Che per l’occasione regalava al premier anche una lezioncina politica: «Bisognerebbe ricordargli che, nel frattempo, il nostro Paese ha ratificato il trattato di Lisbona che ha riconosciuto il diritto alla non discriminazione basata anche sull’orientamento sessuale. Essere gay è solo un diverso modo dell’essere e non una condizione di cui vergognarsi».
Mai parole più vere furono pronunciate. Solo che, evidentemente, la memoria ogni tanto fa, come dire, difetto al Grande Moralizzatore. Che, non da una bettola di periferia, ma dal salotto di casa sua, conversando con un giornalista e non con il vicino di pianerottolo, se ne era uscito con la battuta del «tombeur», di cui sopra, in cui esprimeva l’identico concetto espresso dal presidente del Consiglio, cioè: meglio guardare e frequentare le donne che essere gay. Forse onorevole Di Pietro, lei è convinto che - solo perché detta in francese - la sua frase abbia tutto un altro allure. Non si illuda. Tutt’al più possiamo concederle che, anziché da bettola, la sua venga considerata una battuta da bistrot.