Quando gli uomini-lupo invasero l’Europa

Tra il 1520 e il 1630, riferiscono le cronache, circa trentamila «lupi mannari» furono giustiziati in Francia. Nel 1521, a esempio, tre uomini accusati di licantropia vennero bruciati vivi a Besançon: Michel Udon, Pierre Groz e Philibert Montot. Nel 1542, secondo Jean Bodin, 150 lupi mannari invasero Costantinopoli. Nel 1573 Gilles Garnier, accusato di licantropia, fu bruciato vivo a Dôle (Jura), il cui Parlamento autorizzò gli abitanti a perseguire e «occidere» i lupi mannari. Ancora. Nel 1598 Jacques Roulet (o Rollet) fu condannato a due anni di prigione, accusato di aver mangiato un ragazzo di 15 anni. Mentre nel 1603 il Parlamento di Bordeaux condannò Jean Garnier, dell’età di 13 anni, alla clausura a vita in convento per presunta licantropia.
Fu in questo clima, in cui sembrava che gli uomini-lupo infestassero l’intera Europa, che, nel 1599, Jean Beauvoys de Chauvincourt, avvocato di Angers e Segretario consigliare delle Finanze del re di Francia, pubblicò il suo incredibile Discours de la lycanthropie che ora, dopo quattro secoli, viene tradotto per la prima volta in italiano (Discorso sulla licantropia o della trasformazione degli uomini in lupi, La Vita Felice, pagg. 108, euro 10,50; testo francese a fronte). Un documento insostituibile per capire come, ancora in piena età moderna - mentre oggi si pensa che il loup-garou sia solo un’invenzione della letteratura e del cinema - si credesse alla possibilità della trasformazione dell’uomo in un lupo: werwulf o werwolf, come si chiamava in Germania e in Inghilterra, o oboroten in Russia, wikolak in Polonia o varcolac in Romania. O, appunto, loup-garou in Francia. È il licantropo, o lupo mannaro, il «lupo umano» o «lupo mangiatore di uomini», di cui riferiscono, nei secoli, miti, leggende, folklore, pseudoscienze, narrativa fantastica, cinema horror, videogames...
Incuriosito (e spaventato) dall’«incursione sanguinaria di questi lupi affamati e rabbiosi che di giorno in giorno, attaccandoti con mille assalti, ti cercano per divorarti morso a morso», Beauvoys de Chauvincourt offre un’accurata testimonianza di quello che i suoi contemporanei, vittime di una sorta di ancestrale ossessione collettiva, credevano dei licantropi. E cioè che fossero uomini che veramente si trasformavano, per ragioni e in modi sconosciuti, in lupi, come del resto riferiscono anche gli antichi, da Pausania a Plinio. Per l’autore, invece, si tratta di uomini imbruttiti e ridotti allo stato di bestie che credono di essere lupi - «si persuadono completamente di essere lupi» - e come tali si comportano. E come può accadere tutto ciò? Due le ipotesi avanzate da Beauvoys de Chauvincourt, che pure sembra uno degli spiriti più razionali del suo tempo... La prima è che si tratti di una malattia degenerativa, che dipende da una cattiva alimentazione, carne avariata in particolare. La seconda è che si sia di fronte a una «possessione diabolica». I lupi-mannari sono stregoni che, in spregio alla Chiesa, «hanno legato la loro volontà perversa a quella di Satana e, per libero arbitrio, si sono sottomessi a i suoi iniqui comandamenti, rendendosi in tal modo nemici mortali del genere umano». E interessante, al proposito, è l’accurata descrizione di vari «unguenti, colliri, creme, polveri e pozioni» che il demonio somministra a questi disgraziati per «turbare la fantasia e l’immaginazione, le quali una volta alterate, danneggiano tutto il corpo». Ecco cosa si diceva nell’Europa del 1599.
Commenti

michele lascaro

Dom, 10/06/2012 - 17:26

L'autore, per ragioni storiche, non poteva sapere che oggi la condizione di "lupo mannaro" è associata, in moltissimi casi, alla porfiria, malattia genetica che, per alcune varietà cliniche della malattia, si manifesta con anemia, disturbi neurologici e quasi totale impossibilità di ricevere il sole sulla cute, per la comparsa di eritemi e bolle ( per cui ci si rifugia nei luoghi bui). È lo stesso tipo di ignoranza medica che non poteva associare, sempre per ragioni storiche, lo stato di stregone (v. streghe di Salem), alla intossicazione cronica da ergotamina.