Quando va in fumo il bon ton

Che dire dei fumatori, soprattutto di quelli che ostentano il diritto alla dipendenza di tale nefasto vizio? Che vi siano «diritti» per tutti nelle società civili non prescinde certo dal fatto che vi siano «doveri» per tutti. Il dovere rispetto al fumo consiste nel non costringere i non fumatori all’esercizio passivo, al sopportare esalazioni maleodoranti e non solo. Se lo stile è un dovere, l'optimum imporrebbe di non ostentare il vizio, anche perché questa ostentazione, soprattutto da parte dei nostri parterre pubblici, induce i giovani a pericolose forme di emulazione. Di ciò sono vittime molto più le donne che, mascolinizzate, scimmiottano padri, nonni e progenitori inspirando profonde boccate di fumo di sigaretta, nei sempre più frequenti momenti di tensione, offerti dalla complessa vita di oggi. Infatti guardando al passato, erano gli uomini a fumare e le donne ad astenersi per decenza, salute e bon ton. Insomma fumare non è più di moda. Senza considerare poi che tutte le dottrine scientifiche hanno ampiamente dimostrato la pericolosità del vizio in modo particolare durante la gravidanza e suggerito tutte le cautele necessarie di astensione dal fumo durante questo delicato periodo se non si vuole correre il rischio di un aborto, del distacco della placenta se non addirittura della morte del feto. Se poi non bastassero le argomentazioni di cui sopra se ne può aggiungere una ulteriore: lo spettacolo di non resistere a una debolezza, di non poter fare a meno di sottostare a una dipendenza che mette a disagio i più è paragonabile a quello che offrono coloro che non sanno trattenere pulsioni e istinti forti di tutti i tipi, alimentari, sessuali, caratteriali. Cos’è il bon ton se non il controllo dalle pulsioni bestiali di ognuno di noi?

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