Quando le verità sono così nude che in troppi le vogliono coprire

(...) si afferma che chi attacca l'arcivescovo demonizzandolo faccia bene, guai! Eppure, sotto sotto, vuoi che qualche ragione non ci sia? Vuoi che «non se la sia andata in qualche modo a cercare»? Vuoi che i «modi» siano stati sbagliati, ma magari, qualche contenuto? Ecco così l'opera di persuasione - a mio giudizio subdola - che viene fatta sulle coscienze dei lettori, magari pure messe davanti a foto del nostro Arcivescovo che di certo non lo dipingono in una posa felice, ma anzi con lo sguardo da secolare patriarca della fede che forse non capisce un gran che di vita pratica e che è finito lì chissà per quali logiche di potere della sede vaticana. Aveva ragione il padre del giornalismo americano Edward R. Murrow quando diceva: «Le verità sono così nude che la gente si imbarazza e cerca di coprirle almeno un po'». La verità è che le parole di Mons. Angelo Bagnasco come quelle del suo predecessore Mons. Ruini, al pari di quelle di papa Benedetto XVI così come quelle dell'ora osannato, prima criticato, Giovanni Paolo II, e via via indietro nella storia, fino a Gesù Cristo, sono parole scomode! Parole che il nostro «io» più debole non vorrebbe sentirsi dire. Parole che indicano una via che però spesso è in salita, che spesso (anzi, sempre) rema contro le logiche del potere, del piacere e del possesso. E questo non piace. «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» aveva detto chiaramente Gesù e così da allora si è sempre verificato.
Questa verità è nuda, come è nudo Cristo sulla Croce. E per giunta solo. E allora si cerca di giustificarsi, si cerca di guardare altrove, si cerca di vedere l'errore non solamente in chi condanna (e a condannare il Cristo, ricordiamocelo, non sono solamente Pilato, il Sinedrio e i Capi del popolo, ma c'è anche la folla tutta che grida il nome di Barabba anziché quello di Cristo) ma si cerca l'errore anche in chi è condannato. Lo si fa con l'inganno, prendendo e stralciando qua e là le sue parole. Massimiliano Lussana concludeva in un suo editoriale: a me sembra di sentire il gallo che canti. A me in questi giorni sembra addirittura di vedere nuovamente in scena il processo-farsa fatto a Gesù di Nazareth: «I capi dei sacerdoti e gli altri del tribunale cercavano una accusa contro di Lui, ma non la trovavano. Molte persone, infatti, portavano false accuse ma dicevano uno il contrario dell'altro e non erano d'accordo su nulla». (Marco 14,55-56) Chi si voglia informare su quel che ha detto realmente Mons. Bagnasco (per esempio sui Dico) si legga il discorso integrale, si informi dalle vere e attendibili fonti cattoliche, non dalle presunte tali.
Perché, sempre per dirla con Murrow: «Non possiamo fare della buona informazione attraverso il cattivo esercizio» E purtroppo di cattivo esercizio e di falsi profeti, in giro, pronti a coprire verità troppo nude, ce n'è sempre tanti. Troppi.