Quando la vita di tutti i giorni diventa un percorso a ostacoli

Per dire, le cose semplici, quelli di tutti i giorni. Prendere un caffè, fare la spesa, ritirare i soldi al bancomat, comprarsi un paio di scarpe o un vestito nuovo, salire sull’autobus, scendere le scale di un sottopassaggio per attraversare una piazza con un traffico d’inferno e poi risalire. Andare in chiesa o fare un giro nei vicoli del centro storico, servirsi di un bagno pubblico, decidere di voler fare una gita fuoriporta col treno perché la macchina in quel momento non è disponibile. E se proprio uno si volesse anche togliere uno sfizio, raggiungere la reception di un hotel per sapere se per caso hanno una camera libera.
Mica cose dell’altro mondo, macché: la quotidianità. Ecco, la differenza tra una persona che può camminare e una che si sposta in carrozzina sta proprio qui: in una spanna o poco più, un gradino, due o tre che ti impediscono di arrivare dove vuoi e di fare quello che vuoi. Una questione di spessore, inteso nel senso proprio di due diversi livelli di superficie, a cui troppo spesso non si è abituati a prestare attenzione, semplicemente perché ci si passa sopra e che invece per alcuni possono diventare delle «barriere».
Mirko Alessi ha 41 anni, vive a Sestri Ponente su una carrozzina elettrica, disabile motorio dalla nascita. Lui è quello che quest’estate si è messo davanti a un bus e ha bloccato il traffico per ore, fatto chiamare vigili, controllori, autisti dell’Amt perché erano giorni che non riusciva a salire su un mezzo con una pedana funzionante. Sollevando un polverone che poi è rimbalzato su tutti i giornali locali e in rete. Uno tosto insomma, di quelli che non si fermano davanti a niente e a nessuno, tantomeno di fronte a un gradino. Figuriamoci. Anima dell’associazione «Progetto 80 Sampierdarena», volontario della Consulta comunale e provinciale per la tutela delle persone handicappate, ha messo in piedi anche una squadra di hokey. Il suo orgoglio e la sua passione.
Alle 11 del mattino è lì davanti all’ingresso principale della stazione Brignole che aspetta con la sua maglietta di «Goldrake» che più che un abito, è una filosofia di vita. Allunga la mano per indicare la strada migliore da fare, in carrozzina ovviamente, per iniziare il nostro viaggio. Si ferma un momento prima di dare ingranare la marcia, e con la fermezza di un guerriero dice: «È una battaglia ancora tutta da combattere».
Quindi, Brignole. Stazione dei treni. Per Mirko e tanti come lui, l’unico accesso alle biglietterie è sulla sinistra dell’edificio. Dalla parte di via De Amicis, per intenderci. Perché se per caso, uno arriva dall’altro lato della piazza, non c’è verso di salire e di accedere al piano della biglietteria. O meglio: l’altro accesso, come dice lui, «è solo per matti», nel senso che ci vuole un mezzo a motore come il suo, il coraggio e la destrezza di impennarsi. L’abilità di gestire la «penna», fisicamente e psicologicamente. «Non capisco perché non facciano l’accesso da tutte e due le parti. Mi hanno detto che non si può, perché è manutenzione straordinaria».
Al piano rialzato si viaggia abbastanza bene, c’è la biglietteria con il bancone a cui possono arrivare i disabili, una sola, ma meglio che niente. Un addetto ci viene incontro e ci dice che se abbiamo bisogno di andare ai binari, c’è l’ascensore che ci porta su. Mirko alza il pollice in senso di approvazione, gira la carrozzina e si incammina verso l’uscita. Stesso scivolo, lato obbligato, slalom tra moto e motorini parcheggiati in mezzo alla strada. Perché mica può essere tutto facile.
Ci dirigiamo verso via San Vincenzo. Qui è pieno di negozi, negozietti e botteghe. Ti viene voglia di entrare, fosse solo per la curiosità di vedere cosa hanno esposto. Ma c’è sempre qualcosa che non va: un gradino a salire, tre a scendere, l’ingresso troppo stretto. E un banalissimo caffè diventa un miraggio. «Per legge dovrebbe essere tutto accessibile - spiega Mirko -. Almeno i locali che sono stati ristrutturati da poco. Basterebbe uno scivolo all’entrata. Noi abbiamo la legge migliore di tutte, il problema è che nessuno la applica».
Mirko corre con la sua carrozzina lungo via Venti, dribbla gente, buche e lavori in corso. Fermate dell’autobus provvisorie e altrettanto provvisori possibili punti di salita per disabili in mezzo alla strada. Piazza De Ferrari e via Garibaldi. L’ingresso per Palazzo Tursi per Mirko è laterale, si entra in una specie di parcheggio e poi nell’edificio.
Davanti c’è una rampa di scale e una pedana per le carrozzine, quindi un lungo corridoio. La portata massima è di 180 chili. Solo la macchina di Mirko ne pesa 120/130, più lui. Niente da fare. Sul lato sinistro c’è un ascensore per disabili. Mirko infila le ruote, entra con il busto e le gambe, ma poi girarsi è un problema. Non c’è spazio, l’abitacolo è troppo stretto. Molliamo il colpo. Di nuovo per strada, per curiosità passiamo da un hotel in centro storico. Tre stelle, la via che porta all’ingresso è liscia e piatta come una tavola. Poi la sorpresa: una rampa di scale per accedere alla reception. «Non ci sono altri ingressi, ci dispiace», dice la signorina. Andiamo avanti, Mirko è un guerriero, lo dice la sua maglietta di Goldrake. In piazza della Nunziata attraversare sulle proprie gambe è già un’impresa. Con una carrozzina poi diventa ancora più complicato: i sottopassaggi sono una discesa all’inferno lunga decine di gradini. Nessuna pedana, nessun ascensore, niente di niente. Guai a pensare di voler infilarsi su per Vico Croce Bianca: ci sono quei maledetti paletti messi per non far passare i motorini che sono un incubo. Impossibile passarci.
Via Balbi e quindi Principe. Un’altra stazione, anzi: la stazione principale di Genova. Tralasciamo gli autobus, o meglio, l’accesso al 3, quello che può portare le persone handicappate, con un gradino altissimo per salirci. Andiamo diretti ai binari (dopo una tappa alla toilette che per entrarci bisogna aspettare che arrivi l’addetto per aprire la porta e l’addetto ovviamente non c’è). Primo ascensore, uscita sul binario 11. Secondo ascensore, piano meno due. Binario uno-sotterraneo: direzione Genova Nervi.
Va bene, ma se Mirko dovesse andare a Roma, Palermo, Milano, Torino e avesse bisogno di salire in superficie, mettiamo al binario 12/13/18/20? «Certamente le pedane che ci sono non funzionano perché l’ingresso è chiuso per lavori. Ad ogni modo non sono ad uso del pubblico, ma ci vuole l’assistenza», dicono allo sportello disabili, rassicurandoci che se abbiamo bisogno di un treno, bisogna prenotare il giorno prima, sperando che poi per il giorno della partenza ci sia la carrozza attrezzata. Mi scusi, ma dalla parte nuova appena rifatta, le pedane non ci sono lo stesso. E come fa un disabile a salire? «Parlavano di un ascensore, ma sa com’è...».
«È che nessuno ci pensa. Ecco, la verità». Mirko gira la sua carrozzina e se ne va.