Quando lo yacht diventa design

Aria. Acqua. E Design. Il tema dell'incontro che si è svolto martedì, alla Scuola di Mare Beppe Croce-Yacht Club Italiano, non poteva essere più chiaro, istintivo e attuale. E sullo sfondo di un Salone Nautico che cresce di anno in anno, i momenti di riflessione sono sempre più preziosi.
Motivo della lecture sul rapporto interni-esterni nello yacht design, moderata da Roberto Franzoni (direttore Yachts Italia), l'uscita del volume «Azimut» di D.G. Riccardo Carugati (Electa), ove la parola scandisce l'immagine di un vivere il mare che sottende ogni progetto dell'omonimo marchio, leader nella costruzione di yacht di lusso, che spazia dai 20 ai 220 piedi con la stessa grazia.
Merito della fedeltà a quel concetto di qualità, endogeno al design, che è fluidità e sintesi. Ricerca di soluzioni inedite, mutuate anche da contesti lontani, ma sempre indirizzata a quell'equilibrio tra forma e funzione che rende uno spazio o un oggetto significante.
L'ingresso della nautica, con Azimut, in una collana «Industria e Design» è sintomo dell'effervescenza del settore, già notata da chi si occupa di formazione.
In una sala affollata di giovani, ecco pubblico e privato: Maria Benedetta Spadolini (preside Facoltà di Architettura, Genova) ha evocato l'importanza della ricerca, mentre Cesar Mendoza (direttore IED, Torino) ha ricordato il proprio obiettivo: formare professionisti, dal «creativo d'assalto» al «mediano», entrambi indispensabili al mercato.
E quello di Azimut, col duo Stefano Righini e Carlo Galeazzi, ha già fatto scuola. Righini è artefice di quei concept che all'interno si traducono nel verbo di Galeazzi in una sinergia perfetta, ove solo il secondo usa i sistemi informatici.
Perché le sfide imposte da una nautica in perenne evoluzione, pressata da una formidabile concorrenza, si vincono giocando d'anticipo.
Sì alle tecnologie avanzate, ma in primis ricerca di un rapporto col mare che sia esperienza in uno spazio, sempre e comunque, d'eccellenza.