Quando lo yacht è ecologico

L’impressione, netta, è quella di salire su una barca a vela. E il motore sembra quasi un particolare. Perchè la linea, l’impatto dello scafo con l’acqua, la stessa concezione, ideale verrebbe da dire, di Exuma, il primo yacht della Picchiotti ad essere varato, sono proprio quelli delle barche a vela.
Che poi, pensandoci bene, è abbastanza naturale. Perchè Exuma la concezione delle barche a vela ce l’ha nel Dna, visto che la Picchiotti è il brand del gruppo Perini espressamente dedicato agli yacht a motore. E della vela Perini è praticamente il miglior sinonimo esistente.
Il riferimento, fra l’altro, non è solo alla carena, al legno usato per i ponti o agli interni, tutti particolari che ricordano molto alcune barche a vela di classe altissima, ma anche al concetto stesso di imbarcazione che sta alla base della linea Vitruvius, progettata da Philippe Briand con l’obiettivo di offrire la massima efficienza al rapporto fra sovrastruttura e scafo. Un concetto che ha permesso ad Exuma di essere la prima imbarcazione al mondo ad essere insignita del massimo riconoscimento Green del Rina, attribuito solo per le scelte fatte volontariamente dagli armatori, anche con un sovrapprezzo economico, e consegnato dal principe Alberto.
Paolo Moretti - che nell’ente certificatore con sede a Genova è proprio l’uomo del Verde - spiega il meccanismo che ha portato il cinquanta metri della Picchiotti ad essere il primo al mondo ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento ambientale: «Ogni soluzione o procedura tecnica tesa a rendere più ecocompatibili le barche vale un punteggio e, più la soluzione costa all’armatore, più vale punti».
L’armatore di Vitruvius Exuma, un imprenditore residente a Montecarlo, non si è fatto di questi problemi, visto che ha commissionato una barca che fosse «in grado di andare ovunque», scegliendo ogni soluzione che permettesse minori consumi e minori emissioni. Ad esempio, lo yacht della Picchiotti quando è in banchina può essere alimentato da terra, esattamente come avviene per le navi da crociera di ultima generazione. La parola d’ordine è massima efficienza possibile e minori consumi, anche per garantire un’autonomia che permetta lunghe traversate transoceaniche per andare «dappertutto». E la parola va intesa in senso assolutamente letterale: dall’Alaska al Baltico, proprio grazie alla massima certificazione ecologica del Rina, non c’è mare vietato al Vitruvius. Anche per il pescaggio limitato di soli due metri e trenta che permette di navigare pure in acque poco profonde.
Gli spazi interni sono ridotti all’osso (massimo dodici persone contemporaneamente fra armatore, ospiti ed equipaggio), ma il proprietario non si è risparmiato nulla nei «giochini» che arricchiscono l’imbarcazione: due tender, due scooter per la strada, un jet sky. E, fin qui, in fondo, siamo nell’equipaggiamento ormai classico degli yacht, quasi di serie. Ma il meglio, per l’armatore, che ha chiesto espressamente che lo yacht fosse di massimo 50 metri di lunghezza (per nove metri e mezzo di larghezza) e sotto le 500 tonnellate di stazza, sta nei garage: ci sono, infatti, un hovercraft e un’auto anfibia, che permette alla barca di avventurarsi ovunque.
Exuma sarà rompighiaccio (ma, in questo caso, l’hovercraft non c’entra) degli altri yacht della serie Vitruvius, due dei quali in costruzione con la stessa filosofia. Solo, più lunghi, secondo i desideri dei committenti: un 55 metri e un 73 metri. Lo scafo è tutto in alluminio, con alcuni particolari sui ponti in titanio. Il costo previsto è intorno ai 30 milioni di euro e il 5 per cento circa è proprio il sovrappiù per essere promossi a pieni voti nella certificazione ambientale del Rina.
Perini festeggia il varo con un portafoglio ordini per 155 milioni di euro, che non ha risentito più di tanto della crisi («al massimo meno dieci-quindici per cento»): quattro barche a vela e due a motore.
Oltre, naturalmente, a Exuma. Già in acqua, alzando pochissime onde.