Quando Zeffirelli a Busseto trasgredì le leggi della lirica

I cantanti si esibivano a ridosso del pubblico

Lorenzo Arruga

L'Italia ha l'Aida. Patrimonio suo, amatissimo. Onestamente, va detto che è anche patrimonio del mondo. Ma qui tutti, anche i più lontani dal teatro d'opera, ne han sentito parlare, sanno che il suo innamorato la chiama celeste Aida e che, anche se comanda un esercito nemico del popolo di lei, le vorrebbe dare un trono vicino al sol, e sanno che però di pelle lei è nera e sogna i cieli azzurri della patria da cui è stata portata via come schiava; sanno che tutto ciò avviene in Egitto al tempo dei Faraoni, e se qualcuno canticchia la Marcia Trionfale «Pa-pà paparapà papa» sa benissimo il seguito ed è raro che si freni e non continui anche lui. L'Italia ha mille o più teatrini d'opera meravigliosi: quelli che si chiamano appunto «all'italiana», con gli anelli sovrapposti dei palchetti ad abbracciare platea e palcoscenico. Più di metà sono efficienti, conservati integri o restaurati; una volta erano al centro della vita sociale d'un paese o di una cittadina, vi si svolgevano affollati dibattiti, vi si godevano spettacoli festosi. L'opera aveva un grande posto, arrangiatori rispettosi e a volte gli stessi autori riducevano coro e orchestra alle dimensioni dove sarebbero risuonati come in un grande teatro. Poi i linguaggi fra musica colta e popolare si divisero, l'opera diventò nella cultura ufficiale una cosa da tenere impeccabile, senza rischio di venir criticata da studiosi e filologi in agguato. E la gloria e l'orgoglio dei teatrini cominciarono a rinsecchire.
L'Aida di Busseto, affidata per la parte spettacolare al carisma di Franco Zeffirelli, è stato il più clamoroso fatto di trasgressione alla legge che escludeva i luoghi di piccole dimensioni dalle grandi opere, e, con rilettura moderna e consapevole, ha fatto divampare il successo in parecchi e raccolti teatri, a cominciare da quello di Busseto, che tiene poco più di trecento spettatori, dov'è nata e dove è stata registrata nel nostro dvd.
Far l'Aida a Busseto implicava rinunciare ai momenti più fastosi e spettacolari. Il trionfo, anzitutto, parata militare lucentissima e perentoria, con la tradizione che uno più comparse ci sono meglio è (e una volta c'era anche chi faceva sfilare gli elefanti... in una recita alle Terme di Caracalla ho fatto a tempo a vedere forse gli ultimi, come malfermi avanzi d'un passato clamoroso). E Zeffirelli ha risolto facendolo immaginare, laggiù, in fondo, visto dalla gente in scena. Ma implicava anche mettere tutti i personaggi vicini al pubblico, come in primo piano. Gli interpreti dovevano essere non soltanto accettabili e credibili, ma rivelatori di quanto passa dentro a loro. E sono stati scelti in un'attenta selezione e poi preparati in un lungo stage dei cantanti molto giovani, non solo perché non avessero già i vizi ereditati dalla tradizione pigra del teatro d'opera, ma anche e soprattutto perché vivessero e facessero vivere nel gesto e nelle immagini la psicologia, i rapidi tempi drammaturgici, la coerenza fra canto e movimento, insomma la verità del teatro. Compito assolto con toccante pertinenza dalla compagnia di canto, a cominciare dai tre intensi e diversamente bellissimi protagonisti Adina Aaron, Kate Aldrich e Scott Piper, che, assecondati diligentemente da Massimiliano Stefanelli, hanno trovato nella necessità di esprimere sentimenti autentici anche la bravura di superare difficoltà di canto quasi superiori alle loro forze.
Così, in questa storia di due donne e un uomo, di due principesse e un eroe di guerra, di tre destini destinati a finire nella morte nobile o nella sopravvivenza umiliante, soprattutto nel momento cruciale del terzo atto, dove l'amor di padre e di patria di lei porta fatalmente tutti alla rovina, le motivazioni escono così coerenti, nella furia degli eventi e nella fragilità dei giovani, come in un grande teatro e anche con i maggiori interpreti non poteva accadere mai: così direttamente, dico, così senza sforzi da parte nostra, davanti allo spontaneo sentirsi scossi e perduti.
L'importanza dell'immagine resta grande: ma nel teatro piccolo e non meno nel piccolo schermo sulle scene quasi prevalgono i costumi, che Anna Anni ha inventato unendo il fascino e la fantasia che reinventa la storia alla semplicità. E dunque questo dvd, che presenta anche un contributo dietro alle quinte, diventa, più ancora che un documento su uno dei pochi fatti organizzativamente innovativi della recente storia dell'interpretazione verdiana, un'offerta a guardare dentro ad Aida e ai suoi interpreti da pochi passi, partecipando fino a sentirci complici ed amici.