Quant’è blues Eric Clapton con i Cream

da Milano

Due maggio 2005. Un grande evento per i veri appassionati di blues. I favolosi Cream (Eric Clapton, Jack Bruce, Ginger Baker) risorgono alla Royal Albert Hall, dove chiusero la loro rutilante carriera 37 anni fa. Uno strepitoso successo replicato per quattro sere con biglietti a prezzi proibitivi. L’inizio di una nuova avventura (anche se Clapton si è appena rituffato nel pop commerciale con l’album Back Home). La band partirà tra poco per un tour americano, e sta organizzando quello europeo. Nel frattempo, chi non ha potuto seguire il concerto può rifarsi con il doppio cd e il dvd Royal Albert Hall: 2,3,5,6 London 2005 in uscita in questi giorni.
È il fedele resoconto di un emozionante concerto (che solo pochi snob non hanno apprezzato) in cui i tre veterani hanno viaggiato in perfetto equilibrio tra mestiere, feeling e anima (nera) raccontando le sfumature emotive della musica del diavolo filtrata con il rock, ovvero un linguaggio aggiornato nelle immagini ma tradizionale nella sostanza. Meno male che c’è questo album (o dvd) a ricordarci che Clapton è sempre «manolenta» e non il lezioso chitarrista di oggi. Quando torna alle 12 battute è il numero uno sia in versione distorta (Strange Brew, Badge, la torrenziale Toad) sia nella rilettura di classici come Stormy Monday (facendo rivivere in mille chiaroscuri l’elegante corredo armonico di T.Bone Walker). Bruce (buono al basso, ottimo all’armonica) e Baker (l’artrite lo obbliga a sostituire gli assolo con la classe di variopinti ritmi sincopati) sono il perfetto contraltare all’irruenza di Clapton. Del resto questi tre signori sono gli unici, soli, originali Cream e i fan - come accaduto quella magica notte a Londra - aspettano solo i loro classici, che la band dispensa a piene mani passando da White Room (in una versione più compassata rispetto a quella selvaggia dell’epoca) alla teatrale Traintime e via via ricordando i maestri neri attraverso le tinte blues rock di Spoonful, Rollin’and Tumblin’ e Crossroads (omaggio rispettivamente a Willie Dixon, Muddy Waters e Robert Johnson). Alla Albert Hall il pubblico, quello vero (Dave Mason e Rick Wright dei Pink Floyd in testa) è impazzito. E le stesse emozioni trasudano dal disco e dal dvd, dove i tre sessantenni raccontano il loro amore per i padri del blues ma anche la voglia di essere trasgressivi, fuori dal tempo e dalle mode.