«Quanta lotta e sofferenza per dimenticare Istanbul»

Andrea Fanì

A guardarlo ha sempre la faccia tenera: da cucciolo. E a vederlo giocare viene sempre la stessa voglia: sorridere. Perché Ricardo si porta dentro la gioia. Dentro le scarpe e dentro al cuore. E la contagia, la trasmette, la moltiplica: come i bambini, a stargli vicino. Ricardo. Ma anche Izecson, e dos Santos, e pure Leite. Ricardo Izecson dos Santos Leite: Kakà. Un nome lungo e scattante. Come il cucciolo che lo porta, quel nome.
Ora è in vacanza, rientrerà a Milanello il 4 agosto, con l’amico Nelson Dida. E con i compagni partiti ieri per l’America (in tournée, non a cercare fortuna, che quella l’hanno già trovata in Italia, anzi nel Milan). Il cucciolo si riposa. Ma già che c’è parla, perché lui è un bravo ragazzo di Brasilia, e i genitori l’hanno cresciuto a libri e buona educazione. Per cui, Ricardo parla. E torna al finale di stagione in rossonero. «Siamo arrivati in fondo, a un passo dal successo in campionato e Champions». Il problema è che se ti fermi un passo prima del traguardo, per un albo d’oro, è come non essere mai partiti: «Ma non dite che ci sono mancate le gambe. È solo che il calcio è imprevedibile, e tremendamente affascinante». Ami quel pallone ma a volte vorresti bucarlo. «Ora le nostre motivazioni sono ancora più grandi, e ci spingeranno per tutta la stagione».
Ripensa alla batosta di Istanbul, che sarà anche poesia del calcio, imprevedibilità, ma brucia da non crederci. «Difficile dimenticare quella partita, una finale di Champions – mica scapoli-ammogliati – ma ho fatto di tutto per riuscirci». Ripetendosi: «Finita la gara non posso cambiare il risultato, quindi smetto di rammaricarmi». Incoraggiandosi: «In futuro avrò altre opportunità». Filosofeggiando: «Onore e merito al Liverpool, noi dobbiamo imparare dagli errori».
Dài Ricardo, si riparte. Seconda stagione rossonera alle spalle, avanti con la terza: «Lo scorso anno è stato diverso per me, rispetto al primo. Gli avversari mi conoscevano meglio e ho dovuto modificare il mio gioco. Non si finisce mai di crescere, io ho fatto progressi ma voglio migliorare ancora. Mi aspetto una grande annata». I nuovi compagni dicono la stessa cosa. Tutti. Grande annata, promesso, garantito. «C’è Vieri, che è un campione, come Crespo. C’è Gilardino, che è un giocatore fantastico. In attacco abbiamo qualità straordinarie». Milan, uguale spettacolo, uguale vittorie. E già che ci siamo: Milan uguale Brasile. E Kakà uguale Ronaldinho? «Tatticamente il mio ruolo nel Milan è diverso da quello in nazionale. Nel club devo creare occasioni da gol – se la butta pure dentro nessuno si lamenta – ma anche lavorare in copertura, cosa che Ronaldinho non fa nel Barcellona. Abbiamo stili di gioco diversi, che emergono quando giochiamo insieme nel Brasile».
Che stagione, pensa Ricardo. In fondo il mondiale, più vicino il campionato, la Juve di Vieira, l’Inter di Adriano: «La serie A è sempre difficile. Tutti si sono rinforzati, nessuno può fare previsioni. Per i tifosi sarà un anno elettrizzante. Non so se vinceremo, ma lotteremo fino in fondo per ogni traguardo». Sperando non si resti ancora ad un solo, lunghissimo, passo.