Quante amicizie pericolose coi boss Il Pd calabrese ora è nella bufera

Quando parla di «questione morale» il Pd di Bersani dovrebbe volgere uno sguardo alla Calabria. Tra imputati per mafia, processi per usura e arresti per truffa, la «morale» non sembra essere il piatto forte del partito. Fatti clamorosi chiamano in causa, politicamente, l’ultimo uomo forte del Pd calabrese, Mario Oliverio, presidente della provincia di Cosenza. Il caso più recente emerge dall’inchiesta «Santa Tecla» della Dda di Catanzaro contro le cosche della ’ndrangheta che dominano su Corigliano, grosso centro del cosentino. Sessantasette arresti su richiesta del pm antimafia Vincenzo Luberto, fra cui Mario e Franco Straface, fratelli del sindaco di Corigliano, Pasqualina Straface, ex An, indagata nella stessa inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa.
Oliverio non è indagato, ma il suo nome salta fuori proprio in relazione ai due fratelli del sindaco, attualmente detenuti in regime di 41bis. Negli anni che vanno dal 2000 al 2009, infatti, attraverso alcune società a loro riconducibili, Mario e Franco Straface vincono non pochi appalti indetti proprio dalla provincia di Cosenza. Oliverio non nega la circostanza ma si difende affermando che «il presidente non controlla l’elenco delle imprese che l’ente chiama per i lavori». Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro ha chiesto la commissione d’accesso, poi insediatasi, per il comune di Corigliano, ma ha dimenticato di dire che il suo partito appoggia Oliverio senza batter ciglia e si appresterebbe ad entrare nella sua giunta. Due pesi e due misure anche per organi di stampa lontani dal centrodestra, pronti ad evidenziare la solidarietà espressa dal governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, al sindaco Straface prima che venisse fuori che fosse indagata, ma restando muti sui rapporti tra i due fratelli Straface arrestati e il presidente del Pd. Ma non c’è solo Santa Tecla. Dopo aver vinto le ultime elezioni provinciali, Oliverio ha infatti inserito nel suo staff Luigi Garofalo, attualmente sotto processo per voto di scambio politico mafioso dopo essere rimasto coinvolto nell’inchiesta «Omnia» condotta della Dda di Catanzaro. Secondo i pm, Garofalo era l’uomo di collegamento tra Franco La Rupa, ex consigliere regionale di centrosinistra, anche lui imputato nella stessa inchiesta, e i Forastefano, clan dominante nell’alto Jonio cosentino. La circostanza non ha smosso di un millimetro il presidente Oliverio.
Nella giunta guidata dal presidente «rosso» c’è poi l’assessore (ora ex) alla Pubblica istruzione Pietro Ruffolo. Il 19 aprile scorso Ruffolo è stato arrestato dai carabinieri per delle armi trovate in casa durante una perquisizione disposta dalla Dda di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta «Cartesio» su un capillare giro di usura che coinvolge uomini del potente clan Muto e che vede indagato lo stesso Ruffolo. L’ex assessore è accusato di usura aggravata dal metodo mafioso per aver prestato soldi, in qualità di bancario, a tassi da usura. Nei giorni scorsi è stato rinviato a giudizio, e la delega gli è stata tolta.
C’è infine un ultimo caso che coinvolge politicamente Oliverio, quello di un suo consigliere provinciale, Ottorino Zuccarelli, sempre del Pd. Zuccarelli, che fino a pochi mesi fa era anche presidente della commissione per il riconoscimento delle invalidità, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta «Ippocrate» sui falsi invalidi nel distretto sanitario di Rende. Secondo gli inquirenti «gli indagati, soprattutto nella persona del dottor Zuccarelli, approfittavano delle visite mediche per richiedere agli interessati una preferenza elettorale». Poca morale, molto Pd.